1 Marzo 1987: Juventus – Fiorentina

É il 1 Marzo 1987 JuventusFiorentina si sfidano nella quinta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1986-87 allo Stadio ‘Comunale’ di Torino.

La Juventus é Campione d’Italia in carica mentre la Fiorentina annaspa nelle posizioni di retrovia. A fine campionato i bianconeri saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre i Viola finiranno a metá classifica a solo quattro punti dalla zona retrocessione.

Buona Visione!

 

juve

Stagione 1986-1987 – Campionato di Serie A – 5 ritorno
Torino – Stadio Comunale
Domenica 1 marzo 1987 ore 15:00
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Cabrini 54

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini (Pioli 80), Bonini (Soldà 72), Caricola, Scirea, Mauro, Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Rino Marchesi

FIORENTINA: Landucci, Contratto, Gentile, Oriali, Pin C., Galbiati (Onorati 30), Berti, Battistini S., Diaz, Antognoni, Monelli
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Longhi



L’attaccante bianconero è l’ombra di se stesso
Un mistero da sciogliere – Che succede a Laudrup?
Il danese ha smarrito la via del gioco, i tifosi lo amano sempre meno

La definizione di straniero si attaglia al giocatore juventino Michele Laudrup con sarcastica pertinenza. Egli infatti, a parte le questioni di passaporto, si ostina a manifestarsi straniero soprattutto nei confronti del gioco. Trattandosi del gioco della Juventus tale ostinazione assume aspetti non poco preoccupanti: una squadra gloriosa, gia favorita nella corsa allo scudetto, si vede costretta a gemere sul comportamento di uno dei suoi assi, sul giovane grazie alle arti pedatorie del quale si sarebbe potuto e dovuto costruire il futuro bianconero

Contro la Fiorentina, che nel presente campionato rappresenta l’Effimero Calcistico, Laudrup ha compiuto un capolavoro mimetico: è riuscito ad essere in campo e contemporaneamente поп esserci, untformandosi, in questa impresa, agli apporti spiritici. Che soltanto in rarissimi casi abbinano la forma alla sostanza.

Che cosa sta succedendo al classico danese? Perché latita, sottraendo domenica dopo domenica brandelli di se stesso all’affetto dei tifosi? Davvero quella bionda parvenza è il campione che elegantemente affettava le difese avversarie? Il timore che in lui battesse il cuore d’un passerotto, s’insinuò tra i sortenittori della Lazio al mio apparire nella Capitale. Si diceva, allora, che la squisitezza di Laudrup suggerisse l’immagine d’un giocatore da pasticceria, d’un attaccante-meringa: adeguatissimo ad abitare le aree di rigore a patto che fossero presidiate da difensori che gli opponessero il nerbo d’un baba.

Analizi che sarebbe ingiusto condividere. Laudrup ripella propria natura allorché, in una serata romana, dinanzi a un piatto di aborriti spaghetti, disse con nordica onestà: non capisco di voi, amici italiani, ne l’amore per siffatto strano alimento, ne il gusto per le pedate che si indirizzano, anziché alla palla, sugli stinchi dei rivali. Eppure, concluse, eccomi qui a mangiare pastasciutta e a prendere calci. 

Il suo amore per lo sport, il suo rispetto per lo sport, derivantigli dall’essere nato e cresciuto in una famiglia di sportivi, gli impediva di capire e giustificare la cattiveria dei terreni fossero d’ala o centrali. Si sentiva offeso non per le botte ricevute, ma perché quelle botte costituirano un insulto ai suoi ideali di giocatore senza macchia.

Senza macchia, Laudrup è rimasto. C’è chi dubita che sia rimasto anche senza paura. Ma volendo supporre che il coraggio gli si sia sciolto lungo il cammino del campionato, sarebbe ingeneroso attribuirgli la colpa di non saper affrontare gli ostacoli della vita. Quando gli ostacoli della vita si concretizzano, ad esempio, nella persona del terzino della Fiorentina Contratto, soltanto un misto di Garibaldi e di Bruce Lee ce la farebbe, forse. 

E, allora? Essendo il numero dei Contratto superiore al numero del Laudrup, dovremo rassegnarci a un progressivo dissolvimento dell’asso danese? Purtroppo è difficile aνanzare ipotesi sul domani della sua vicenda calcistica. Può darsi che un giorno, colpito da una particolarissima pedata, si trasformi, per lecita reazione, in un’irresistibile furia.

Gianni Ranieri
tratto da: La Stampa 2 marzo 1987


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