11 Febbraio 1990: Juventus – Lazio

É l’ 11 Febbraio 1990 Juventus e Lazio si sfidano nella Terza Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio ‘Comunale’ di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all’apice della sua storia ‘Sacchiana‘. Purtroppo questi successi non valgono al ‘Dino nazionale‘ la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di ‘belle speranza’ Luigi Maifredi!

Buona Visione!


juve

 

Stagione 1989-1990 – Campionato di Serie A – 7 ritorno
Torino – Stadio Comunale
Domenica 11 febbraio 1990 ore 15:00
JUVENTUS-LAZIO 1-0
MARCATORI: Casiraghi 72

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Alessio, Brio, Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (Casiraghi 70), Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

LAZIO: Fiori (Orsi 4), Bergodi, Sergio, Pin G., Gregucci, Soldà, Di Canio, Icardi, Troglio (Amarildo 81), Sclosa, Ruben Sosa
Allenatore: Giuseppe Materazzi

ARBITRO: Amendolia



La Juve del nuovo corso affonda una Lazio prudente e ben disposta in campo
Entra Casiraghi ed è subito gol
Il centravanti sostituisce l’appassito Zavarov

TORINO. Faccia d’angelo e cinismo da diavolo. E’ il ritratto di Casiraghi, aitante giovane acrobatico che, nel giro di 180 secondi, risolve i problemi della Juventus vedova di Boniperti. E’ trascorsa un’ora e dieci minuti, la squadra di Zoff si industria per stanare una Lazio prudente, equilibrata e ben disposta sul campo. Le opportunità sono molte, talvolta fallite da Schillaci e talatra da Alessio e Barros. C’è precipitazione, complice la sorte. Però i due punti vanno ottenuti ad ogni costo; oltretutto, avrebbero il potere di edulcorare l’addio di Boniperti alla squadra.

Zavarov è in pessima giornata, l’orgoglio si trasforma in ostinazione sterile e i palloni da lui sciupati sono inquantificabili. Zoff decide di giocare una carta a volte messa in discussione ma vezzeggiata e preziosa, spesso vincente, come nella circostanza. Casiraghi entra al 70′ al posto di Sacha, un sovietico in crisi. Un po’ di pressione, poi, al 73′, De Agostini rimette al centro area, quasi da fondo campo, un pallone deviato prima dalla testa di Schillaci e, successivamente, da quella di Casiraghi. Orsi, subentrato a Fiori (ko per il colpo della strega), è battuto. Gol e vittoria legittima fra le proteste laziali. Boniperti riceve in tal modo il regalo tanto atteso, mentre Zoff riscuote altri due punti che gli consentono di ribadire antichí concetti: nel calcio contano i fatti e la Juventus, dopo aver costretto alla resa la Lazio grazie ad una superiorità espressa dal gioco e da cinque opportunità (contro una dell’ottimo Di Canio al 37′), un palo e dieci corner, è, in classifica generale, ad un solo punto dalla celebratissima panzer-division di Trapattoni esclusa anche dalle due Coppe. Ad annacquare alquanto le statistiche forse c’è la forma con cui la Juventus confeziona i risultati e che, per la ve rità, spesso non é appariscente. Anche ieri pomeriggio un po’ di ruggine è affiorata qua e là, gli schemi non sempre sono stati concretizzati con precisione e lucidità, ma anche perché la Lazio si è appellata al movimento aggressivo espresso con marcature attente, raddoppiate e perfino triplicate. Disagevole, per la Juve, impostare un’azione filante e profonda. Ma la volontà e l’applicazione non sono mai mancate. La spinta di Alessio da una parte e quella di De Agostini dall’altra, consentono però al centrocampo bianconero di fruire di un sostegno umile ed utile. Ma, proprio a centrocampo, la latitanza di Zavarov crea squilibri all’industriosità di Marocchi e di Aleinikov. Davanti, Schillaci è bravo ma troppo spesso individualista, mentre Barros, almeno nel primo tempo, si perde in movimenti senza bussola e senza profitto.

L’ottimo lavoro di scrematura di Pin e Sclosa, la creatività di Di Canio, l’essere nella sostanza del gioco di Icardi e di Troglio (comunque a lungo andare insufficienti) servono almeno a togliere luce e respiro ai bianconeri, i quali vanno al tiro per iniziative individuali: Schillaci (23, 43, 47′), Alessio (40′), Barros (61′ e palo all’84’). I tentativi di sfondare sulle traiettorie lunghe ed alte sono vanificati dall’attenta prestanza fisica di Gregucci, Bergodi e Soldà, che nel gioco di testa sono maestri. Entra in scena Casiraghi ed il gioco è fatto.

A quel punto, la Lazio perde la ragione, palesa sintomi di nervosismo, si sospinge più avanti alla ricerca del pari, con il risultato di allentare il tessuto connettivo dove, a quel punto del match, la Juventus si infila con ariosi e perentori contropiede soprattutto per la vitalità, alfine fruttuosa, di Barros. Piace ricordare, nella circostanza, la partita attenta e misurata di Tricella, quella costante di Aleinikov (calato un po’ nella ripresa), quella ostinata di Marocchi e quella concentrata di Brio e di Napoli. Sull’altro versante, emergono il talento di Di Canio (Tacconi gli nega il gol), la potenza di Gregucci e Bergodi e la generosità razionale del piccolo Pin. Lo scudetto, per la Juve, è un sogno, d’accordo, ma questa Juventus utilitaristica può togliersi ancora qualche soddisfazione.

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 12 febbraio 1990

 

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