11 Marzo 1990: Juventus – Milan

É l’ 11 Marzo 1990 Juventus e Milan si sfidano nell’Undicesima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio ‘Comunale’ di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all’apice della sua storia ‘Sacchiana‘. Purtroppo questi successi non valgono al ‘Dino nazionale‘ la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di ‘belle speranzaLuigi Maifredi!

Buona Visione!


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Stagione 1989-1990 – Campionato di Serie A – 11 ritorno
Torino – Stadio Comunale
Domenica 11 marzo 1990 ore 15:00
JUVENTUS-MILAN 3-0
MARCATORI: Schillaci 7, Rui Barros 18, Rui Barros 58

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Alessio (Brio 46), Bruno P., Bonetti D., Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (Serena M. 74), Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

MILAN: Galli G., Tassotti, Maldini P., Colombo (Stroppa 38), Costacurta, Baresi F., Donadoni (Simone 74), Ancelotti, Van Basten, Evani, Massaro
Allenatore: Arrigo Sacchi

ARBITRO: Longhi



Da Torino arriva un segnale importante per il campionato e forse anche per i destini bianconeri 
La più bella Juve mette a nudo il Milan 
E la gente invoca Dino 

TORINO. Qualcuno, per trovare cori simili pro Zoff, è tornata indietro sino a un Juventus-Ajax di Coppa dei Campioni, nella stagione 1977-78, quando Dino parò anche i rigori. Ma la situazione era, come suol dirsi, tutta diversa. Allora Zoff era completamente juventino, adesso è dejuventinazzato, e i cori, sempre come suol dirsi, sono persino imbarazzanti. Ieri ci sono stati cori per Zoff all’inizio, durante e alla fine della splendida partita giocata e stravinta dalla Juventus contro il Milan. Ad un certo punto la solitamente fredda tribuna si è associata al grido della curva, il bisillabo «Dino», in quel momento appena leggermente cantato, come in una messa. Ci sono anche stati cori contro Maifredi, come, sull’aria di Guantanamera, 

«Non ti vogliamo/ Maifredi non ti vogliamo»: 

la tribuna non li ha accompagnati, non si può chiedere troppa eresia alla tribuna. 

Grande giornata di Zoff, difficile giornata della dirigenza juventina, ovviamente soltanto per quel che riguarda questo problema. Il presidente Chiusano è stato circondato da grida, mentre nell’intervallo si spostava dalla tribuna d’onore allo spogliatoio. Niente di supplichevole, grida che erano ordini: 

«Tieni Zoff!». 

La gente urlante non sapeva che pochi istanti prima, iniziando lo stesso tragitto, l’avvocato Giovanni Agnelli aveva precisato: 

«Non è mai stato detto che Zoff deve lasciare la Juventus». 

Problema tutto sommato positivo, fuorché forse per Maifredi, problema che molte società vorrebbero avere, se averlo significa spartire il gran momento della Juventus. Problema che ieri sembrava essere diventato positivo anche per Zoff. Perché se l’è, come dire?, goduto, ha risposto alla fine alla gente, è andato verso la curva applaudendo gli applausi. E Tacconi lo ha aspettato presso la sua porta, senza imboccare subito il tunnel per lo spogliatoio, e lo ha abbracciato 

Dino, cosa ti ha detto Stefano? 

«Lo potete intuire». 

Ohibò. Forse mai Zoff si era dato così tanto alla folla. Forse poi vole va darsi, almeno con un qual che suo inconscio, anche ai giornalisti, ma noi con lui abiamo lungamente giocato al gioco del re nudo, a parlare del match in chiave di tattica, di tecnica, di agonismo, di prodezze, e per un bel po nessuno nel la parte del fanciullino che in traduce il vero problema. E finalmente la domanda: 

Dino, sai che Agnelli ha detto che…? E lui, subito contratto: 

«Mi fa piacere». 

Amen. Ma forse, stando alla frase di Agnelli, un amen che non è più un requiem. D’altronde poco prima Chiusano aveva detto: 

«Decideremo a fine campionato». 

Aggiungendo che stima molto Zoff, gli vuole un gran bene. Zoff parla senza quasi aprire la bocca, è un grandissimo ventriloquo potenziale, ha un mestierone da parte. Ieri si è superato: mai che abbia scoperto un dente, mai che si sia potuto capire se il brillare dei suoi occhi era per un sorriso o per un rictus. Ha detto cose sagge sul match, senza usare il momento per dire anche le cose sue su Zoff. Qualcuno giura che lui, a questo punto, riesce persino a divertirsi. Ma il suo è un divertimento speciale, sofferto se si può dire così. E neanche pigmentato da cattiveria o almeno malignità, come quello di chi ieri pensava, ad ogni gol della Juventus e ad ogni non gol del Milan: e adesso, cosa fare con Zoff? 

Il match di ieri ha non riaperto, che chiuso non era stato mai, ma ingrandito il contenzioso fra ragion di Stato e ragion di cuore, presso la tifoseria bianconera, che è stata gagliarda, attiva, eccitata ed incitante, senza striscioni brutti e anzi con uno striscione bellissimo, quello che diceva 

«Baresi, 39 volte grazie», 

e si riferiva ai fiori che il capitano milanista ha posato all’Heysel dove morirono quei trentanove italiani. La promessa di una grande Juventus prossima ventura sembra che debba passare anche attraverso il cambio dell’allenatore. I tifosi vogliono questa grande Juventus e intanto pensano che ci sia già il grande allenatore. E la partita di ieri ha ingrandito questo pensiero, lo ha vitaminizzato. Resta comunque chiaro che Zoff continua a contribuire alle fortune della Juventus: lo ha fatto da giocatore, da allenatore sta facendolo in due modi, con i risultati che ottiene e con la serenità che conserva o comunque ostenta. Se ieri si fosse messo a piangere sul campo e avesse offerto le sue lacrime alla stampa, avrebbe semplicemente esercitato il suo diritto ad un dolore stizzito, ad un revanchismo naturale. Invece è stato perfettamente nello stile definito juventino, di una Juventus che non c’è più o che c’è di meno ma che si vuole rierigere presto e bene. Sacrificando anche Zoff? Ma chi lo ha mai detto? 

Gian Paolo Ormezzano 
tratto da: La Stampa 11 marzo 1990


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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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