13 Marzo 1977: Juventus – Milan

Attraverso Youtube vi offriamo un altro gustoso ricordo di questa odierna. 

É il 13 Marzo 1977 Juventus Milan si sfidano in questa gara valevole per la quinta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1976-77 allo ‘Stadio Comunale‘ di Torino.

É un campionato dominato dalle squadre piemontesi questo. Con Torino e Juventus ‘abbracciate‘ in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. 

Dall’altra parte c’é il Milan che si dibatte nella mediocritá di metá classifica per tutta la stagione – finirá alla fine in un misero decimo posto finale. Ci sará almeno la sodisfazione della vittoria in Coppa Italia a far felice il diavolo!

Buona Visione!

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Stagione 1976-1977 – Campionato di Serie A – 5 ritorno
Torino – Stadio Comunale
Domenica 13 marzo 1977 ore 15:00
JUVENTUS-MILAN 2-1
MARCATORI
: Scirea autorete 3, Boninsegna rigore 38, Causio 40

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

MILAN: Albertosi, Anquilletti, Maldera, Turone, Bet, Morini (Sabadini 33), Gorin, Capello, Bigon, Rivera, Calloni
Allenatore: Nereo Rocco 



LA JUVE MACINA ANCHE IL MILAN 
I rossoneri in vantaggio al terzo minuto su autogol di Scirea raggiunti e battuti già nel primo tempo (rigore di Boninsegna e rete di Causio) 
Nella ripresa i bianconeri, in contropiede, sprecano numerose occasioni 
Capolista non brillante ma solida 

Gli applausi più convinti per Dino Zoff, che al 20′ della ripresa è andato a prendere con un volo magnifico iI pallone che Fabio Capello, nella sola occasione in cui è riuscito a farsi luce, aveva battuto con l’esterno destro e con tanta rabbia, cercando l’angolino. Poi due azioni sin troppo « pulite » di Bettega che nel finale poteva dare alla vittoria bianconera una misura più consona ai meriti in campo (ed ha sbagliato per troppa perfezione, fra gli ululati del pubblico che ovviamente preferisce il sodo): sono stati questi gli episodi di calcio migliore in una partita che non ha certo offerto momenti di divertimento. Gioco a tratti rapido a tratti lentissimo, a seconda se la palla capitava sui piedi di lardelli o di Rivera, azioni spezzettate per l’imprecisione dei passaggi e la strana carenza di tocco di molti (magari c’è entrato anche il vento, da giornata di marzo di una volta), qualche scontro anche duro ma mai realmente cattivo, tre gol francamente uno più balordo dell’altro, a cominciare dal primo (autogol di Scirea) che ha dato però modo alla Juventus di dimostrare che se il gioco in questo periodo non fluisce più tanto liscio, intatte sono le doti di carattere e la capacità di non sbandarsi. 

Sia pure maturata in modo non molto brillante, la vittoria della Juventus non solo è meritata, ma come si è detto doveva essere più « rotonda ». Andato in vantaggio su un regalo autentico quanto involontario degli avversari, Il Milan non ha neppure saputo approfittarne organizzandosi In modo decente fra centrocampo e difesa, Nereo Rocco ha perso le vecchie ricette patavine, forse, ma noi siamo per l’assoluzione del tecnico e per addossare tutte le colpe — nella giornata — ad atleti che certamente con molte attenuanti (caos societario, tourbillon di tecnici) hanno perso le doti che un tempo possedevano. C’entrano anche gli anni, è ovvio, ma non solo quelli. Prendiamo un duello, fra quasi trentaquattrenni, ad esempio: Anquilletti ha retto a Boninsegna per un’ora, poi è crollato di schianto e la sua marcatura nel finale era persino patetica, tanta era la libertà di cui godeva il centravanti Juventino. Solo con una conduzione tecnica seria e continua, un giocatore specie se anziano può raggiungere un rendimento valido. Non parliamo poi di Rivera, caparbio solo a livello di intenzioni, di Capello cui si addice sempre di più la parte di vigile urbano, per come dirige i colleghi invitandoli a correre, a contrastare, dove lui non si sente più di arrivare. 

In un centrocampo cosi disastrato, visto anche lo scadente apporto del tornante Gorin, è rimasto a battersi arretrando spesso secondo le necessità il bravo Blgon, che non sarà quello che si dice un combattente ma almeno corre. Morini si è infortunato dopo mezz’ora, e Sabadini al suo posto ha avuto qualche spunto valido ma ha fatto anche molta confusione. Davanti, Calloni sempre troppo solo è caduto nelle grinfie di Morini, ed il grigio panorama milanista è completato dalle avanzate di Turone, talvolta sin troppo arrischiate. 

L’autogol subito dopo due minuti e mezzo di gioco, crediamo, ha frastornato la Juventus, almeno pensiamo che questo sia iI motivo della prova a fasi alterne dei bianconeri, i quali avrebbero dovuto saper approfittare in misura maggiore delle carenze dell’avversario. Ma come spesso accade a stagione inoltrata, è difficile che tutti gli ingranaggi di una squadra girino al medesimo ritmo: in particolare Causio ha alternato cose belle ad imprecisioni, gli avanti si sono preparati ottimi varchi ma poi hanno fallito le conclusioni (anche se il merito di Albertosi non va disconosciuto). Una Juve non bella, ma come al solito molto quadrata e pratica. Il Milan ha retto alla meglio per un tempo, poi nel suo schieramento si sono aperte falle clamorose, in particolare quando ha cercato di andare all’attacco. Non è mai riuscito a rendersi realmente pericoloso (se non con il già ricordato tiro di Capello, con prodezza di Zoff), ma ha allargato le maglie difensive lasciando ora corridoi ora autostrade verso Albertosi che negli ultimi minuti, mentre la Juve entrava nella difesa avversaria da tutte le parti, ha perso la pazienza mandando i compagni a quel paese con un gesto eloquente. La Juventus ha iniziato la gara attaccando, senza affanno, ma al primo contropiede avversario è stata colpita in modo clamoroso. E’ avanzato a lunghe falcate Corsaro-nero-Turone, Furino ha sin troppo generosamente bevuto al limite dell’area la finta dell’avversario, e la palla che calciata dal libero stava avviandosi fra le braccia di Zoff incocciava una gamba di Scirea, ricevendone una deviazione determinante. 

Rocco balzava in panchina come ai bei tempi, il Milan cercava di organizzarsi, mentre Causio tentava di dare il via alla riscossa con alcuni affondo rabbiosi, facendo subito scintille negli scontri con il diretto avversario Maldera. Il Milan aveva ancora al 17′ l’occasione di raddoppiare, ma Gorin imbeccato da Turone perdeva il “tempo” per il tiro, cercava ancora di filtrare in palleggio aereo ed era bloccato. La Juventus rispondeva con un bel colpo di testa di lardelli parato, ancora con Tardelli alla mezz’ora, quindi pareggiava. Un centro dalla sinistra era respinto alla meglio dalla difesa rossonera, raccoglieva dalla parte opposta Gentile alle soglie dell’area, rinunciava alla botta al volo per tentare l’affondo. Sul dribbling lungo, si opponeva Sabadini che lo sbilanciava con petto e fianco mandandolo a terra. Barbaresco vedeva il bianconero ruzzolare, cercava aiuto dal guardalinee che gli segnalava il rigore. Proteste dei rossoneri, ma il penalty ci stava. E’ ridicolo entrare nel discorso del ‘poteva darlo come non darlo’ Barbaresco andava ancora a consultare iI guardalinee per una conferma, poi ribadiva la decisione indicando il dischetto. Boninsegna con un rasoterra infilava, dopo aver prima fintato per ingannare Albertosi. Il pareggio galvanizzava i bianconeri, Gorin era ammonito per un fallo su Gentile, quindi al 40′ la ormai rinomata “banda del buco” (difensivo) milanista compiva una delle sue prodezze. Su un pallone abbastanza Innocuo, Maldera in spaccata toglieva bellamente la sfera quasi dalle mani di Albertosì: Bettega pronto raccoglieva, girava in mezzo dove Causlo al volo toccava in rete. Disperazione del «Paron». gesto di disgusto di capitan Rivera a centrocampo, gioia dei bianconeri arrivati al vantaggio prima ancora di metà partita, dopo l’inizio sfavorevole. Turone chiudeva la prima parte di gioco con un tentativo di autogol fallito per pochi centimetri, quindi nella ripresa iI Milan cercava di portarsi avanti con frequenza, ma alle soglie dell’area juventina trovava barriere che lo respingevano agevolmente. Solo il tiro di Capello per i rossoneri, mentre Boninsegna cercava per eccesso di perfezionismo l’angolo e mandava fuori, solo a due passi da Albertosi, un bel cross di Gentile, nel finale Bettega di testa e di piede graziava Albertosi. Il Milan ormai assisteva, più che in riserva, era ormai senza benzina. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 14 marzo 1977
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La Stampa 14 marzo 1977
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La Stampa 14 marzo 1977

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