15 Febbraio 1981: Como – Juventus

É il 15 Febbraio 1981 e ComoJuventus si sfidano nella seconda Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio ‘Giuseppe Sinigaglia’ di Como.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l’Inter l’anno prima l’aveva beffato sul traguardo tricolore. Sará una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterá i nostri beniamini verso il dicianovesimo tricolore. Dall’altra parte c’é un Como che si salva dall’onta della retrocessione solo per la classifica avulsa con le altre pretendenti.

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1980-1981 – 2 ritorno
Como – Stadio Giuseppe Sinigaglia
Domenica 15 febbraio 1981 ore 15.00
COMO-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Bettega 32, Tardelli 36, Nicoletti rigore 69

COMO: Vecchi, Vierchowod, Marozzi, Centi, Fontolan, Volpi, Mancini, Lombardi, Nicoletti, Gobbo (Pozzato 60), Cavagnetto
Allenatore : Giuseppe Marchioro

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega, Prandelli, Fanna (Verza 81)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Redini
ESPULSIONI: Lombardi 89 (Como)



UN GRAN GOL DELL’ATTACCANTE SPALANCA LA PORTA DELLA VITTORIA BIANCONERA A COMO
La Juve ritrova il Bettega d’annata
Il numero 9 juventino, che non segnava su azione dal 4 maggio dell’anno scorso, è tornato alle prestazioni dei tempi passati. 
Raddoppio di Tardelli e rete lariana realizzata da Nicoletti su rigore, concesso per un inutile fallo di Furino. 
Assente Brady, il sostituto Prandelli è stato fra i migliori. 
Causio in panchina

COMO Ora qualcuno avanza il sarcastico sospetto che il Como abbia molto avvertito l’assenza di Causio. La battuta è buona, ma da evidentemente non regge. Di serio, su questo  c’è da osservare questo: che Franco Causio, uno del più bei prodotti del calcio Italiano del dopoguerra, ieri per la prima volta in vita sua è stato condannato alla panchina fin dall’inizio e non ha battuto ciglio. Complimenti anche a lui. Quello che merita la nuova Juventus sono in parte desumibili dal risultato (anche se il punteggio le va un po’ stretto), molto dal dominio netto esorcitato per oltre un’ora: esattamente fino a quando Il suo vecchio capitano Furino non ha messo in discussione, con un inutile fallo da rigore, una partita che da un pezzo era virtualmente terminata.

Trapattoni ora non deve chiedere scusa a nessuno: cosa che avrebbe fatto, come annunciato, se non avesse conquistato due punti che evidentemente riteneva doverosi, se non proprio facili. La Juventus di Marocchino e Prandelli, che hanno rispettivamente sostituto l’appannato barone e l’infortunato Brudy, ha centrato agevolmente l’obiettivo categoricamente fissato, inserendo nella bella spruzzata di gioventú il Bettega del vecchi tempi: determinato, rabbioso, mobile e imperdonabile sulle palle alte. Il digiuno durava da nove mesi: l’ultimo gol di Bettega su azione (prima di ieri in questo campionato aveva realizzato soltanto due rigori) era infatti datato Ascoli, 4 maggio 1980. Forse anche per questo negli ultimi tempi non girava, quasi ossessionato da un record nerissimo, personalmente mai neppure sfiorato prima.

Quello di ieri è stato uno splendido gol, degno di figurare tra i più spettacolari della sua carriera di bomber. E’ accadulo al 32′, su lancio di Gentile, Bettega di testa ha invitato al tiro Prandelli, ma Centi in extremis è riuscito a deviare in angolo. 

Dalla bandierina ha battuto Fanna e Bettega con una prodezza aerea ha imparabilmente insaccato a fil di palo. Eccezionale. 

Subito dopo Marchioro è corso ai ripari. Non era statu un’idea molto brillante, quella di affidare Bellega a Vierchowod; Marchioro se ne è reso conto e sul centravanti biancanero ha piazzato Fontolan, spostando Vierchowod su Marocchino. Troppo tardi: Robertino aveva ormai sbloccato il risultato mettendo debitamente a frutto la superiorità degli ospiti nei confronti di un Como abbastanza timoroso di scoprisi. D’altra parte, per rimanere nel tema tattico Tra pattoni andrá fiero della trovata di spostare Gentile sull’ala a guardia di Cavagnetto per tenere al centro Cuccureddu su Nicoletti.

Così Gentile, che il ruolo di stopper peró non lo gradisce (lo aveva pur gridato in settimana) ha potuto scorrazzare come gli piace lungo tutta la fascia destra per operare continuamente degli insidiosissimi cross, partecipando non a caso all’azione che ha immediatamente preceduto la prima rete e alla manovra che ha propriziato il raddoppio. Trentacinquesimo minuto: traversone di Gentile, rifinitura aerea di Fanna, destro amprendibile di Tardelli che con quattro reti è adesso il capocannoniere della Juventus).

Dove ha sbagliato il Como?

Come test preliminare non ha sbagliato: la Juve gli è superiore, su questo non ci piove. quindi la sconfitta, anche se subita in casa, non ha alcunché di drammatico o di scandaloso per la formazione di Marchioro. Si può dire che il Como avrebbe dovuto avere un po’ piú di coraggio, stuzzicando e un po’ impensierendo la difesa avversaria, come ha fatto soltanto nei primissimi minuti. Ma, chissá: insistendo sul iniziale terno offensivo, con Volpi e Lombardi eccessivamente sbilanciati in avanti, forse gli sarebbe andata anche peggio perché la Juve ieri girava e aveva tutta l’aria di voler punire chiunque osasse opporsi ai suol piani. La squadra di Trapattoni ha lasciato che il Como smaniasse per non più di dieci minuti. In questo breve lasso di tempo molti hanno intravisto il Como simpatico e guastafeste che nella terza di campionato sconfisse l’Inter e che lo domenica precedente aveva bloccato la Roma all’Olimpico. L’illusione pero è stata breve, Dal 10′ in avanti è costantemente cresciuta la Juve e nessuno ha osato sognare altri miracoli.

Il giovane Prandelli è apparso subito a suo agio fatte le debite proporzioni di classe e di esperienza nei panni di Brady, e altrettanto bene ha giostrato Marocchino, anche se le funzioni assegnategli da Trapattoni non erano quelle sue naturall. Così, alla fine del primo tempo mentre la Juventus vantava due limpidissimi gol e varie altre conclusioni, Como vedeva ridotto il suo bilancio ad un pregevole numero di Cavagnetto.

Nella ripresa Bettega e Prandelli sfioravano in più di una occasione il terzo gol. La partita ormai non aveva più storia. Ma a resuscitarla ci ha pensato Furino. Il capitano ha agganciato Nicoletti appena entrato in area nei pressi del vertice di destra. L’attaccante comasco tutt’al piú avrebbe potuto crossare nell’area affollata; ma Furino si è allarmato troppo e lo ha atterrato (23′): Nicoletti ha realizzato la massima punizione.

A questo punto l’atmosfera si è alquanto riscalduta e Redini ha atentato a dominarla

Nino Petrone
tratto da: Corriere della Sera del 16 febbraio 1981

 

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Ritaglii di giornali provenienti da Il Museo del Como

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