16 Gennaio 1977: Juventus – Inter

É il 16 Gennaio 1977 Juventus ed Inter si sfidano nella tredicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1976-77  allo Stadio ‘Comunale’ di Torino.

É un campionato dominato dalle squadre piemontesi questo. Con Torino e Juventus ‘abbracciate‘ in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. In Coppa Italia i bianconeri supereranno agevolmente il primo turno, ma dovranno far strada proprio all’Inter che sfiderá (perdendo) i concittadini del Milan nella Finale.

Buona Visione!

 

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Stagione 1976-1977 – Campionato di Serie A – 13 andata
Torino – Stadio Comunale
Domenica 16 gennaio 1977 ore 15:00
JUVENTUS-INTER 2-0
MARCATORI: Boninsegna 21, Boninsegna 62

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli (Gori S. 80), Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

INTER: Bordon, Canuti, Fedele, Oriali, Guida, Facchetti, Anastasi, Merlo, Mazzola A. (Bertini 67), Marini, Muraro
Allenatore: Giuseppe Chiappella

ARBITRO: Michelotti

ESPULSIONI: Fedele 70 (Inter)



Un “bam-bam, che raffredda alcune illusioni
La vendetta di “Bonimba”

Una componente non inconscia di vendetta, seppure priva di odiosi risvolti, indubbiamente c’è. Ed ha avuto un ruolo importante nel comportamento battagliero di Boninsegna, per temperamento bellicoso in ogni partita (al punto di meritarsi anni fa un azzeccato accostamento alle feoce Saladino) ma con motivi particolari per accentuare questo aspetto proprio in questa partita. Egli ha infatti continuato a battersi con immutato ardore anche quando il suo anima di ex, secondo una precisa qualificazione del mondo calcistico poteva anche ritenersi appagato. Un gioco odio e amore vecchio quanto l’uomo e non estraneo all’ambiente del pallone. Altrimenti non si spiegherebbe il furioso impegno nell’attaccare la porta della sua passata squadra e nel difendere ciò che aveva conquistato e che realizzava sostanzialmente l’ansia di una rivincita).

I gol (uno piu bello dell’altro sotto il duplice aspetto tecnico e spettacolare), sebbene configurati nel quadro psicologico del momento del giocatore, rappresentano il prodotto che Boninsegna, di professione centravanti, si é impegnato a fornire alla s.p.a che lo paga. Si chiami oggi Juventus oppure Inter otto mesi fa. Non è una questione di maglia, nonostante le naturali implicazioni sentimentali che immediatamente scattano spogliandosi di una e vestendone un’altra.

Baba Boninsegna Bonimba ha sempre offerto di se, avvallando gli atteggiamenti con le parole, l’immagine di un calciatore impulsivo, sincero, franco sino alla sfrontatezza e non esistono almeno formalmente, motivi per sconfessarla. Sincerità e coraggio sottolineano la sua carriera: gesti e parole, soprattutto queste pronunciate nel momenti cruciali (quando esistevano, per poi concretarsi, pretesi di distacco: dal Cagliari perché stufo di fare lo scudiero di Gigi Riva, dall’Inter perché irreparabile il deterioramento del rapporti in campo con Sandro Mazzola, gli hanno procurato l’etichetta di duro che il muso rincagnito e lo sguardo di cattivo da film western possono aver contribuito ad accentuare.

Fredda determinazione

Nella partita di Boninsegna, nella sua fredda determinazione di cancellare con un deciso colpo di spugna le ombre che si addensavano su di lui ed indirettamente sulla Juve per la quale oggi per impegno professionale, deve fabbricare gol si scopre che c’è tutta la sincerità impulsiva del suo carattere, il coraggio di non cedere ad inutili sentimentalismi, la durezza per placare l’ansia di vendetta. Bonimba sapeva di non poter rinviare l’appuntamento: gliela negata, l’occasione poteva anche non ripresentara. Bam, bam la doppietta ha freddato non solo l’Inter, le sue rinate Illusioni, il rinascente entusiasmo dei tifosi nerazzurri, le velleita dell’uomo che ha sostituito Boninsegna. La raffica ha ricacciato in gola al soliti piagnoni parole di dubbio e di rimpianto. La sera stessa in cui gli venne annunciato il passaggio alla Juventus, Boninsegna reagi affermando: 

“L’affare non l’ha fatto l’inter, ma la Juventus”. 

E nell’affare c’era Anastasi.

Centravanti di transito, si disse quando approdo a Torino. Da questa partita potrebbe scaturire la convinzione che Boninsegna non si è mai considerato tale e gradualmente pone le condizioni di allungare la permanenza. Nonostante l’età. Non proponotegli l’idea del viale del tramonto la respinge fulminando l’interlocutore con lo aguardo dicattivo. 

“Quando sarà l’ora di amettere sarò lo a deciderlo. Non sono il tipo da manfrine e la verifica, del resto, sara abbastanza facile: mi basterà buttare un occhio alla classifica cannonieri a fine stagione.”

La classifica e dalla sua parte, non pro pane dubbi amletici, quel dubbi, invece, che ieri debbono aver ancora formentato Fraizzoli e la sua lady guardando gli uomini del triangolo Anastasi, Boninsegna, Muraro.

La ricerca dell’errore e per i coniugi Inter, pluttosto formentosa.

Fulvio Cinti
tratto da: La Stampa 17 gennaio 1977


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