2 Febbraio 1992: Juventus – Foggia

É il  2 Febbraio 1992 e Juventus e Foggia si sfidano nella Seconda Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio ‘Delle Alpi’ di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tato volenterosa riesce nel suo scopo iniziale! Dall’altra parte c’é un Foggia che guidata in panchina dal ‘nemico giurato’ dei bianconeri Zdenek Zeman disputa un campionato eccellente e termina la sua corsa a metá classifica.

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1991-1992 – 2 ritorno
Torino – Stadio Delle Alpi
Domenica 2 febbraio 1992 ore 14.30
JUVENTUS-FOGGIA 4-1
MARCATORI: Baggio R. rigore 2, Baggio R. rigore 51, Baggio R. 53, Petrescu 61, Casiraghi 90+1

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Marocchi, Galia, Kohler, Julio Cesar, Corini (De Agostini 83), Reuter, Di Canio (Conte A. 72), Baggio R., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FOGGIA: Rosin, Codispoti, Grandini, Shalimov, Matrecano, Padalino, Rambaudi, Petrescu, Baiano, Barone, Signori
Allenatore: Zdenek Zeman

ARBITRO: Sguizzato



Tacconi e Cesar: i tifosi ci amano 
Silenzio-stampa del Foggia, ma Shalimov non ci sta 

TORINO. Stefano Tacconi e Julio Cesar hanno riscoperto il piacere di sentirsi amati dai tifosi. E’ servito al portiere per sentirsi più bianconero che mai, è stata una rivincita per il brasiliano, bersagliato dalle accuse dopo il gol di Batistuta a Firenze. I due sono stati anche protagonisti di un «contrasto», verso la fine dell’incontro. 

Stefano Tacconi: 

«Ho detto a Julio di non aspettare a darmi il pallone, è possibile che abbia paura di farlo con i piedi che si ritrova?». 

Il brasiliano: 

«Ero solo, gli ho detto di uscirmi incontro, invece mi ha risposto di dargli la palla. Secondo me doveva muoversi lui». 

Stefano rende l’onore delle armi al Foggia: 

«E’ stato un avversario veloce, forte e volenteroso, non ha mai mollato. Ma non parlerei di buon rodaggio in vista del Milan, ormai è finito il tempo delle prove». 

E si va verso ì rossoneri: 

«Il poker più importante l’ha realizzato il Milan. La guerra dei nervi continuerà fino a domenica. C’è da sperare che Baggio non si fermi più mentre invece la smetta Van Basten. Speriamo di riprenderci a San Siro quanto il Milan ci ha tolto al Delle Alpi all’andata con l’autogol di Carrera in extremis». 

Lei ha ricevuto applausi dal pubblico. 

«Se comandassero i tifosi – spiega – rimarrei qui di sicuro. Sto andando bene, nonostante l’età, anzi forse grazie a quella sono migliorato. Comunque ho un contratto che scade nel ’93, non andrò via se non mi cacceranno». 

Il brasiliano ha risposto al segno d’amore della curva 

«Via Julio, via noi». 

«Si vede che i tifosi sono dalla mia parte. Spero di vincere a San Siro, è l’unico modo per ringraziarli». 

E anche alle critiche settimanali, inaugurate da Agnelli con la battuta su Copacabana: 

«Non parlo mai e cerco di fare il mio lavoro, ho 28 anni e poco da dimostrare in quanto a esperienza. Accetto tutte le critiche e io per primo so fare autocritica. Sono convinto che chi vive il calcio ogni giorno capisce di più. Chi non sbaglia nella vita? E quando sbaglia un difensore, anzi il libero, è chiaro che non c’è più modo per recuperare». 

Gli errori fanno parte del calcio e gli episodi contestabili anche. Ne sa qualcosa il tecnico del Foggia, Zeman, espulso dall’arbitro Sguizzato. L’allenatore cecoslovacco ha contestato, rimanendo in piedi, la mancata concessione di una punizione alla sua squadra per mani di Casiraghi. Si era sul 2-0 e sul prosieguo dell’azione, Baggio aveva segnato il terzo gol bianconero, ironici gli applausi della panchina foggiana. Sguizzato ha dapprima invitato Zeman a sedersi, quindi l’ha espulso vista la sua resistenza passiva. Negli spogliatoi la società, d’accordo con tecnico e giocatori, ha indetto il silenzio stampa. Zeman non si è visto, i giocatori pugliesi sono usciti m fila indiana, a testa alta ma a bocca chiusa dal Delle Alpi. Solo Shalimov, che non aveva capito quanto era stato deciso, ha parlato. 

«Non so perché dovrei stare zitto, non ho visto il signor Zeman. Abbiamo perso nei confronti di una grande Juventus anche se il secondo rigore forse non c’era. L’arbitro deve essersi sbagliato, cose che capitano. Sul 3-0 dapprima ci siamo innervositi, poi abbiamo giocato ancora meglio, avendo una bella reazione»

Franco Badolato
tratto da: La Stampa 3 febbraio 1992




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