21 Febbraio 1999: Juventus-Vicenza

É il 21 Febbraio 1999 Juventus e Vicenza si sfidano nella quinta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1998-99 allo Stadio ‘Delle Alpi‘ di Torino.

In casa bianconera é avvenuta una clamorosa ‘rivoluzione‘. Il grande Marcello Lippi ha rassegnato le dimissioni da allenatore ed al suo posto é arrivato il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l’iniziale scettiscimo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l’accesso per l’europa verso la Coppa Intertoto. Dall’altra parte c’é il Vicenza che dimenticati i fasti della scorsa stagione adesso si ritrova con un amarissima retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1998-1999 – 5 ritorno
Torino – Stadio Delle Alpi
Domenica 21 febbraio 1999 ore 15.00
JUVENTUS-VICENZA 2-0
MARCATORI: Amoruso 8, Conte A. 29

JUVENTUS: Peruzzi, Mirkovic, Iuliano, Montero, Di Livio, Conte A., Deschamps (Tacchinardi 88), Davids, Zidane, Amoruso (Blanchard 74), Henry (Inzaghi 65)
Allenatore: Carlo Ancelotti

VICENZA: Brivio, Cardone, Dicara, Conte M. (Di Carlo 53), Stovini, Schenardi (Tisci 41), Dabo, Mendez (Morabito 66), Zauli, Otero, Negri
Allenatore: Edy Reja

ARBITRO: Ceccarini


Del Piero, il lungo dribbling che spiazza la Juve 
L’attaccante, che per alcuni compagni starebbe «tirando troppo la corda», ha innescato una corsa al rialzo degli ingaggi fra gli altri bianconeri 
Del Piero, il lungo dribbling che spiazza la Juve Moggi disposto a «rompere» se Alex non ridimensiona le pretese 

Le porte della Juve lasciano uno spiraglio sempre più esiguo per il rinnovo del contratto di Del Piero perché sulla vicenda non pesa soltanto l’entità delle sue richieste ma anche uno scollamento tra l’ex capitano e una parte della squadra. Alex, il simbolo felice, clonato persino in un pupazzo, sembra sparito. Lontano. Non c’è una guerra aperta ma un senso di fastidio per un atteggiamento distaccato, quasi la Juve fosse solo una vacca da mungere. 

«Si è montato la testa», 

dicono i critici dell’attaccante. Probabilmente non è così: alcuni compagni di Del Piero asseriscono che ha partecipato a fondo e sofferto per le vicende della stagione, dalle dimissioni di Lippi all’eliminazione contro il Manchester. Tuttavia c’è un partito per cui Del Piero sta tirando troppo la corda sulla vicenda del contratto, trascinando altri (Inzaghi, Davids, Monterò, Zidane stesso) a una corsa al rialzo che sfascerà la squadra: si percepisce il rancore tra chi ha contratti attorno al miliardo, e comunque inferiori ai due, e chi, come il Pinturicchio, ne chiede più di dieci, così che altri si sentono autorizzati a pretenderne sei o sette, il doppio di quanto guadagnavano. E’ vero che la legge del mercato premia i fuoriclasse, però si va verso una differenziazione eccessiva. La forza della Juve era di aver mantenuto una omogeneità di ingaggi con differenze dell’ordine di due miliardi e mezzo al massimo: se passerà l’opzioneDel Piero la forbice si aprirà al punto che taluni percepiranno tre, quattro, persino sette volte più delle ultime bandiere, parliamo di Peruzzi, Di Livio, Conte, Deschamps. Gente seria che ha dato moltissimo ed è pronta a dare (Ferrara invece ha chiesto di andarsene dopo le incomprensioni con Ancelotti). 

E’ un aspetto psicologico da non sottovalutare nelle scelte della società e Del Piero sta spiazzando tutte le parti riunite attorno al tavolo, persino quelle che trattano per lui. O accetterà i limiti oppure sarà rottura. In ogni caso, se la Juve gli andasse troppo incontro, Alex rischierebbe di rientrare in un ambiente ostile. Moggi lo sa. Come sa che tra i possibili acquirenti di Del Piero c’è Moratti, così come Cragnotti nei giorni scorsi ha avuto un colloquio con Davids. Quello che Moggi finge di non sapere è che il presidente dell’Inter è più che mai deciso a prendere lui, il boss del mercato, per riassestare la sua società, distrutta dal proprio attivismo e dalla banda dei nerazzurri Anni Sessanta: Lippi, di ritorno domenica da S. Siro, si è convinto che con Mazzola, Facchetti, Corso, Suarez e compagnia l’Inter di Helenio Herrera vinse tutto e lui non vincerà niente. 

Chiede protezione: un uomo che faccia girare il mercato e governi la società, smorzando i chiari di luna del presidente. E chi se non Moggi? Il dg bianconero finora ha rifiutato, tuttavia nelle ultime ore, di fronte allo sfascio, Moratti è passato al corteggiamento pesante. La Juve attende si saperne di più. 

Per ora il mercato di Moggi ruota attorno a Del Piero: certe contromosse sono legate a lui. Soprattutto l’acquisto di Crespo. C’è molto Parma in Nazionale, compatto nel convincimento che l’argentino se ne andrà, così come Thuram: il primo alla Juve, il secondo all’Inter o alla Lazio. E se gli emiliani non conquistassero il posto in Champions League la diaspora sarebbe anche più massiccia. Crespo (e, per quanto la Juve neghi, anche Dino Baggio) sono tra le pedine che Ancelotti ha chiesto, ma per l’acquisto del centravanti c’è appunto l’indecisione che nasce dalla permanenza di Del Piero. A parte ogni discorso economico, quale ruolo avrebbe l’argentino in una squadra che ha già Alex, Inzaghi, Zidane, centrocampisti offensivi come Henry e Zambrotta? 

Quanto a Esnaider, questa sera o al massimo domani sarà operato a entrambi i tendini d’Achille dal prof. Grava, lo specialista finlandese che guarì Deschamps. L’ispano-argentino sarà fermo tre mesi, lo si rivedrà a settembre. In tempo per essere ceduto.

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa Aprile 1999




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