21 Gennaio 1996: Cremonese – Juventus

É il 21 Gennaio 1996 e Cremonese Juventus e si sfidano nella prima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo StadioGiovanni Zini‘ di Cremona.

La Juventus guidata in panchina dal ‘maestro’ Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno ‘rubare’ il titolo dal Milan. Alla fine sará secondo posto. Dall’altre parte la Cremonese disputando un campionato mediocre non riesce ad evitare la retrocessione e deve salutare la massima divisione.

Buona Visione!

 

cremonese

Stagione 1995-1996 – Campionato di Serie A – 1 ritorno
Cremona – Stadio Giovanni Zini
Domenica 21 gennaio 1996 ore 14.30
CREMONESE-JUVENTUS 3-3
MARCATORI: Vialli 11, Peruzzi autorete 23, Maspero rigore 57, Ravanelli rigore 67, Tentoni 77, Vierchowod 90+3

CREMONESE: Turci, Verdelli, Garzya, Gualco, Giandebiaggi, Perovic, De Agostini (Cristiani 16), Maspero (Orlando 65), Petrachi, Tentoni (Aloisi 86), Florijancic
Allenatore: Luigi Simoni

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Tacchinardi (Di Livio 64), Vierchowod, Torricelli, Conte A., Paulo Sousa (Jugovic 46), Deschamps, Del Piero, Vialli (Padovano 76), Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

Arbitro : Stafoggia



IL GIUDIZIO 
Il Dottore è deluso 
Umberto Agnelli «Juve senza spirito vincente» 

CREMONA. La Juventus Grandi Sprechi gli ha fatto andare di traverso il pranzo consumato in un ristorante di classe proprio sotto il Torrazzo. Al terzo gol messo a segno dalla Cremonese, il dottor Umberto Agnelli si è alzato dalla poltroncina in tribuna e ha pensato che potesse bastare. Seguito dalla moglie Allegra e dagli uomini della scorta, ha puntato deciso verso Torino. 

Dopo il pareggio con il Bari Umberto Agnelli aveva ammesso: 

«Non è una Juve da scudetto». 

Ieri un altro giudizio altrettanto pesante sulla squadra di Lippi: 

«Vedo una Juve preoccupata, che ha paura. Manca del tutto lo spirito vincente. Insomma, gioca male». 

Ma come tutto il clan juventino, anche il Dottore ha lasciato ancora uno spiraglio aperto per lo scudetto. 

«Non si sa mai» 

ha detto senza troppa convinzione. 

tratto da: La Stampa 22 gennaio 1996


Le Pagelle Bianconere

PERUZZI 5. Quello che combina sul primo gol è da incubo, almeno per un nazionale. Salva la porta in un paio di occasioni, spesso lo graziano gli avversari. 
FERRARA 6. Meriterebbe di più, per il contributo che offre al gioco, se non si facesse saltare da Florijancic sul rigore. 
TACCHNARDI 4,5. Spesso fuori posizione, si fa tagliar via pericolosamente; quel che stupisce di più, conoscendone la classe, è com’è incerto nell’appoggiare la palla persino quando viene avanti. 
(Dal 19′ st. Di Livio sv. si muove a destra e al centro, forse per combattere il freddo, lui che gioca con le maniche corte. Questo ruolo di salvatore patrio, da buttar dentro se le cose van male, lo limita molto). 
VIERCHOWOD 5,5. Entra come un caterpillar nell’azione del pareggio, mulinando gambe e corpo alla ricerca della palla. Allo stesso modo spiana Tentoni, il quale però gli sfugge troppe volte. Sfortunato e maldestro il rinvio da cui nasce il 3-2. 
TORRICELLI 5. Un passo indietro. In fase difensiva Petrachi lo scavalca spesso, funziona meglio quando avanza come sul primo gol. E’ bastato fiutare l’aria della Nazionale che l’abbraccio dell’Arrigo l’ha stritolato preventivamente. 
CONTE 6. Buon primo tempo, più confusa la ripresa. 
SOUSA 5,5. Tiene la squadra raccolta e ben disposta finché non arriva l’1-1. A quel punto salta tutto, anche lui.
(Dal 1’st. Jugovic 5,5 Ha il merito di crederci, provando il cross del pareggio finale. Quanto al resto deve crescere di parecchio). 
DESCHAMPS 7. Il più attivo a centrocampo, attento persino quando, con l’uscita di Tacchinardi, Lippi lo manda al centro della difesa. 
RAVANELLI 6,5. Nei tre gol c’è il suo intervento, come assist-man o come cannoniere (a proposito tre rigori nelle ultime tre partite). In avvio sembra quello di una volta, insegue tutti e va a difendere. 
VIALLI 6. In settimana l’hanno candidato alla presidenza della Cremonese, lui per mezz’ora dimostra che non è venuto il tempo di ridursi dietro una scrivania. Poi si dissolve. Prevediamo burrasca per il modo in cui è uscito dal campo, pochissimo convinto. 
(Dal 30′ st. Padovano sv.). 
DEL PIERO 5. Prova due volte il tiro dalla distanza, crea un paio di assist su punizione e si procura il rigore. Ma che sia giù di tono lo dimostra il modo in cui calcia persino da fermo, sventagliando palloni sugli spalti o contro la barriera. Non dribbla mai Giandebiaggi. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 22 gennaio 1996




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