24 Gennaio 1999: Juventus – Perugia

É il 24 Gennaio 1999 Juventus e Perugia si sfidano nella prima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1998-99 allo Stadio ‘Delle Alpi‘ di Torino.

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa ‘rivoluzione’. Il grande Marcello Lippi rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l’iniziale scettiscimo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l’accesso per l’europa verso la Coppa Intertoto. Dall’altra parte c’é il Perugia che riesce ad evitare la Serie B per un soffio.

Buona Visione!

 

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Stagione 1998-1999 – Campionato di Serie A – 1 ritorno
Torino – Stadio Delle Alpi
Domenica 24 gennaio 1999 ore 14:30
JUVENTUS-PERUGIA 2-1
MARCATORI: Kaviedes 20, Fonseca 49, Zidane 55

JUVENTUS: Rampulla, Birindelli (Mirkovic 46), Ferrara C., Montero, Pessotto G. (Iuliano 84), Conte A., Deschamps, Davids, Zidane, Fonseca (Henry 68), Esnaider
Allenatore: Marcello Lippi

PERUGIA: Docabo, Sogliano, Matrecano, Mezzano, Colonnello (Maspero 90+1), Petrachi (Bucchi 73), Olive, Nakata, Tedesco (Tentoni 68), Rapajc, Kaviedes
Allenatore: Ilario Castagner

ARBITRO: Bolognino


«Non basta giocare per 45’» 
Solo Umberto Agnelli poco soddisfatto 
TORINO. Adesso sono tutti più sereni. Il ritorno alla vittoria toglie la Juve dal pantano, ricompatta i rapporti fra allenatore e società, restituisce il sorriso a Zidane, allontana la contestazione che ieri avrebbe potuto esplodere se la Juve fosse stata sempre quella del primo tempo. Solo Umberto Agnelli non ha voglia di festeggiare e andandosene ammonisce così la squadra: 
«Bisogna giocare per 90 minuti, non soltanto per 45». 
Insomma la Juve prende quest’aspirina e si avvia sulla strada di una lenta guarigione. Ma il timore che l’agonia continuasse è stato evidente dopo il primo tempo. Al punto che già circolava la voce che la società avesse pronto Bigon come sostituto di Lippi. L’avevano avvertito in settimana di tenersi pronto. Poi la prodezza di Zidane ha rimesso le cose a posto. E il presidente Chiusano piuttosto adirato nell’intervallo, animato dalla presenza di Naomi Campbell, alla fine spediva messaggi di pace: 
«Lippi resterà con noi fino alla fine, su questo non ci sono dubbi. Speriamo che ci porti in alto. E’ stata una vittoria essenziale che serve per ridarci tranquillità. Il primo tempo non è stato dei migliori, ma è anche vero che alla prima occasione ci castigano. La squadra era frastornata. I fischi dei tifosi mi hanno rattristato, però sono stati meritati. Per fortuna la squadra ha reagito, ho rivisto la solita Juve rabbiosa, Zidane ha segnato e sono contento per lui. Mi auguro che sia il segnale della riscossa». 
E i rapporti con i tifosi? Ieri gli ultras hanno risparmiato perfino Ancelòtti e questo buonismo ha del prodigioso visto ciò che era successo sabato. Chiusano dice che ora è tutto a posto:
«C’è stato un equivoco, ma è stata fatta chiarezza. I tifosi ci vogliono bene e noi ne vogliamo a loro». 
Su Ancelòtti interviene anche Moggi: 
«L’abbiamo scelto usando lo stesso metro di giudizio che ci aveva portati a Lippi. Ai tifosi non piace perché ha fatto parte di una squadra, il Parma, che negli ultimi anni ci ha conteso lo scudetto. E questo è per noi un valido motivo in più per prenderlo. Vuol dire che è bravo e ha carattere, ci piace anche per questo. I tifosi sono un patrimonio delle società di calcio e hanno il dovere di contestare se i risultati non arrivano. Quindi facciano il loro mestiere al momento giusto». 
Secondo Moggi si è fatto tanto rumore per nulla: 
«La squadra è sempre stata al di fuori dalle polemiche degli ultimi giorni. Nel secondo tempo ha dimostrato di avere la voglia giusta per recuperare e vedrete che questa vittoria servirà per risolvere tante cose. Speriamo che riporti la tranquillità necessaria». 
Lippi non nega che la Juve sia andata in campo con la tremarella: 
«C’era tensione, a conferma che anche i grandi campioni hanno le loro debolezze quando giocano partite di importanza fondamentale. Così nel primo tempo eravamo condizionati, abbiamo sbagliato cose facili, abbiamo concesso troppo al Perugia che ci ha messo in difficoltà in contropiede. Nell’intervallo non ho dovuto alzare la voce come ho fatto tante altre volte, ho invitato i giocatori a non perdere la testa e nel secondo tempo, a parte il colpo di testa finale di Bucchi, abbiamo fatto tutto noi». 
Lippi nega, invece, che le polemiche abbiano influito: 
«Era la mancanza di vittorie che pesava, non le parole. Zidane si è sbloccato, ho rivisto la vera Juve, una squadra diversa soprattutto adesso che ho più scelta in attacco. La squadra della ripresa sarà quella del futuro. Io sono sereno come lo ero prima della partita perché la mia forza è questo gruppo che lavora». 
Zidane tira un sospiro di sollievo: 
«Sono contento, un gol importante dopo dieci partite in cui non avevo fatto quasi nulla. Avevo un gran bisogno di segnare, così ho scaricato la mia rabbia dando un calcio ai cartelloni pubblicitari, ma non è vero che ho pianto. Mi coprivo il volto perché ho preso una botta, come dimostra questo segno rosso all’angolo dell’occhio sinistro. Sono tre punti fondamentali, ora tutti insieme dobbiamo riprendere la strada giusta, anche se lottare per lo scudetto mi pare ormai difficile. Bravo Esnaider anche senza gol, mi spiace che Henry abbia fallito le occasioni che gli sono capitate». 
L’argentino ha fatto sentire il peso della propria personalità: 
«Siamo partiti male, abbiamo sofferto, ma si capiva che il gol poteva arrivare in qualsiasi momento». 
Henry si è emozionato: 
«I tifosi alla fine mi hanno chiamato, è stato un bell’esordio. Ci tenevo a segnare, purtroppo ho voluto fare tutto da solo e non ho visto Zizou ben piazzato. Con lui l’intesa è perfetta, amiamo lo stesso tipo di gioco con la palla a terra». 
Fabio Vergnano

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