28 gennaio 1979: Juventus – Lazio

É il 28 Gennaio 1979 e Juventus e Lazio si sfidano nella Prima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1978-79 allo Stadio ‘Comunale’ di Torino.

É una Juventus (Campione d’Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che però  non riuscirá a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrá al Milan. La Lazio dal canto suo dopo i fasti (ormai lontani) dello scudetto non riesce piú a trovare l’alta classifica e finisce in un mestissimo nono posto.

Buona Visione!


juve

Campionato di Serie A 1978-1979 – 1 ritorno
Torino – Stadio Comunale
Domenica 28 gennaio 1979
JUVENTUS-LAZIO 2-1
MARCATORI: Martini autorete 44, Giordano 59, Pighin autorete 87

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Verza, Gentile (Boninsegna 75), Scirea, Causio, Tardelli, Virdis, Benetti, Bettega
Allenatore : Giovanni Trapattoni

LAZIO: Cacciatori, Ammoniaci, Pighin, Wilson, Manfredonia, Cordova, Agostinelli, Martini (Tassotti 75), Giordano, Nicoli, De Stefanis
Allenatore : Roberto Lovati

ARBITRO: Casarin
ESPULSIONI: Boninsegna 82 (Juventus)



Trapattoni: «Dobbiamo vincere un inspiegabile clima di terrore» 
«Ho visto sbagliare – dice il tecnico – passaggi elementari» – 
Virdis evita l’intervista Boninsegna: «Manfredonia ha fatto scena» – 
Boniperti: «Continua il momento difficile» 

TORINO — «Per una volta che vinciamo è meglio non parlare», dice Gianni Agnelli. Siamo a metà tempo di Juventus-Lazio. I bianconeri hanno assaltato iI fortino degli ospiti e solo con un tiracelo di Benetti sono riusciti a cogliere i frutti della loro supremazia. La tribuna d’onore accoglie molti visi noti. C’è Luca Montezemolo che oggi non sa per chi tifare, c ‘è Azeglio Vicini pronto a riferire a Bearzot, c’è più d’un complimento per la prova ordinata di Verza. E c’è ancora un secondo tempo da giocare dove succederà di tutto. La solita svista che permette a Giordano di segnare, il crollo psicologico della Juve, l’espulsione di Boninsegna, l’autorete di Pighin che salva la squadra di Trapattoni dalla contestazione. Il successo muta per fortuna le intenzioni della tifoseria. Una ripresa drammatica che Boniperti regge quasi al fischio finale di Casarin. Il presidente è scosso. Non può che commentare cosi: 

«Continua il momento difficile. Nella prima mezz’ora potevamo realizzare tre gol ed invece abbiamo subito il momentaneo pareggio che ci ha fatto penare». — 

Virdis, Bettega? Boniperti non risponde. Basta un’espressione di sconforto sul viso per capire il suo cuore. La Juventus ha vinto, ma con enorme fatica. La folla s’allontana spargendo critiche ed osservazioni profonde, chi è stato in panchina esce da un incubo. Giovanni Trapattoni è ancora frastornato da quanto ha visto sul campo. Dice con le spalle al muro: 

«Vittoria sudata quando ormai avevamo perso ogni speranza. Abbiamo schiacciato la Lazio nel primo tempo, poi c’è stato il pasticcio che ha rimesso in gioco la Lazio e ci ha mandato in crisi. Non c’è nulla da fare; è chiaro che prendere un gol in quel modo ci condiziona, ci rende troppo nervosi e sensibili. Valutanto le occasioni della gara sostengo comunque che l’affermazione nostra è meritata. E’ un successo importante perché dimostra che siamo ancora capaci di ottenere qualcosa di concreto. Certo che dobbiamo superare un blocco psicologico. Ho visto sbagliare passaggi elementari, in un inspiegabile clima di terrore». 

Virdis ha raccolto sulle spalle un’infinità di fischi. Le domande sul sardo purtroppo hanno un tono ricorrente. Trapattoni assume la difesa, ma gli riesce fino ad un certo punto. E’ costretto ad ammettere: 

«Ha avvertito più degli altri le difficoltà del secondo tempo. Il ragazzo era preoccupatissimo. Si sente il fardello addosso. Gli dovrò parlare a lungo, fargli capire che deve giocare con tranquillità». 

Il Milan è caduto ad Avellino. L’allenatore coglie la palla al balzo: 

«La sconfitta rossonera —dichiara — dà maggior valore al pareggio colto da noi su quel terreno. Prima o poi comunque doveva succedere un capitombolo per la capolista. E’ un campionato durissimo. Guardate noi, oggi. Abbiamo tentato di superare gli avversari anche con manovra in verticale, ma dove vai quando ti fanno le barricate?». 

Vorremmo chiederlo a Virdis, ma l’attaccante chiede il silenzio. Pietro ha smarrito convinzione e sicurezza di carattere. Non ha più voglia di spiegare i suoi problemi. Prega d’essere lasciato in pace. Auguriamoci che il rifiuto dell’intervista gli possa tornire un piccolo giovamento. Bettega dice sul compagno: 

«Non gioca con serenità d’animo, la gente non lo aiuta. E’ subito pronta a beccarlo. Per lui, pare impossibile, è forse meglio esibirsi in trasferta che non al Comunale. Tutti abbiamo delle preoccupazioni. I compiti di un attaccante non sono poi cosi semplici. La rete di Giordano ci ha ammazzato. Dopo tanti sforzi, dopo aver messo a segno un gol difficile nell’esecuzione abbiamo recitato il consueto e assurdo copione permettendo alla Lazio di mettere tutto in discussione. Ci manca un po’ di fortuna e ci troviamo contro degli avversari che non concedono un attimo di respiro. Se non ti liberi in fretta del pallone rischi di volare subito per terra senza tanti complimenti. L’arresto del Milan cambia ben poco per noi. Il rammarico è di non essere in compagnia di Inter e Torino, di non ritrovarci una classifica più giusta». 

Cabrini intanto sta spiegando il clamoroso «liscio” che ha dato via libera a Giordano: 

«In annate storte capitano anche questi infortuni. Volevo calciare il pallone lontano, è rimasto li. Quando ho visto Zoff battuto avevo voglia di piangere». 

Boninsegna, mandato in campo come carta della disperazione, si è fatto subito rispedire negli spogliatoi da Casarin. Racconta: 

«Manfredonia aveva appena finito di commettere un fallo su Tardelli. Era dall’inizio dell’incontro che andava avanti con delle scorrettezze. Gli ho tirato i capelli e lui ha fatto la scena. Stando a Roma ha imparato questo tipo di comportamento a Cinecittà. L’arbitro ha abboccato e mi ha espulso senza ascoltare ragioni. Certo che avrebbero dovuto buttar fuori tanti stopper che nel corso della carriera mi hanno” dato una tiratina ai capelli..». 

Causio ha giocato con la fascia di capitano: 

«Vittoria voluta con rabbia — afferma Franco — certo che ogni domenica la porta avversaria sembra stregata. Non sappiamo più a che santo rivolgerci. Abbiamo disputato i primi trentacinque minuti come ai bei tempi, poi il pareggio della Lazio ci ha letteralmente messo in ginocchio». 

— Avete recuperato due punti sul Milan… 

«Ha perso? — replica Causio con ironia — non sapevo. Mi spiace davvero. Noi ormai facciamo il nostro cammino. Prima di scucire questo scudetto dalla maglia abbiamo ancora tante soddisfazioni da prendere». 

Vinicio Verza si fa curare dal massaggiatore De Maria. La caviglia destra è fasciata per un colpo rimediato in allenamento. 

«Successo con thrilling — commenta — ho cercato di giocare in maniera essenziale. Mi mancano però i novanta minuti nelle gambe. Sono contento del mio primo tempo, nella ripresa ho patito il calo del collettivo. Mi spiace d’aver fallito un paio d’occasioni da gol in maniera stupida». 

Benetti sta spiegando come ha realizzato con il suo «sinistro proibito», Tardelli addenta un toast e replica ad accuse laziali di gioco duro: 

«Mi sono fatto furbo. Ho imparato a ricevere e restituire le botte. Però alla fine mi trovo sempre malconcio. Hanno poco da protestare». 

Se ne sono andati quasi tutti, senza allegria. Anche chi non gioca, come Fanna, ha dei pensieri. Domenica la Juventus va in trasferta dal derelitto Verona che all’andata travolse con sei gol ma il suo recupero appare improbabile. 

Ferruccio Cavallero
tratto da: La Stampa 29 gennaio 1979

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