3 Gennaio 1982: Juventus – Udinese

É il 3 Gennaio 1982 Juventus ed Udinese si sfidano nella tredicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio ‘Comunale’ di Torino.

A fine campionato la Juventus conqusiterá la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all’ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady. Dall’altra parte c’é l’ Udinese allenata da Enzo Ferrari che ottiene una difficile salvezza all’ultima giornata.

Buona Visione! 


juve

Campionato di Serie A 1981-1982 – 13 andata
Torino – Stadio Comunale
Domenica 3 gennaio 1982
JUVENTUS-UDINESE 1-0
MARCATORI: Galderisi 52

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino, Tardelli (Galderisi 32), Virdis, Brady, Bonini
Allenatore: Giovanni Trapattoni

UDINESE: Borin, Galparoli, Tesser, Gerolin, Cattaneo, Orlando, Causio, Bacchin (De Giorgis 63), Miano, Orazi, Muraro (Casarsa 77)
Allenatore: Enzo Ferrari

ARBITRO: Ciulli



Recita senza lacrime del Barone
Inizio con tunnel a due ex compagni, finale con rete mancata per poco Scambi di abbracci ma anche di colpi

TORINO – Secondo noi Causio, e la Juventus, e l’Udinese, e questo calcto che è pure lavoro e comunque più lavoro che gioco, hanno il diritto e anche il dovere di non interpretare la giornata di ieri a Torino come una faccenda di troppo zucchero filato. D’altronde i convenevoli, i festeggiamenti, le escursioni nelle memorie, molto era stato consumato già alla vigilia della partita, quando sabato Causio era andato ad allenarsi nel suo caro vecchio campo Combi, ed aveva ritrovato tutti e persino una parte di se stesso.

Ieri, diciamo la verità, c’e stata una brutta partita della Juventus, una inutilmente valida partita dell’Udinese, Causio due volte è andato vicino al gol, la seconda a solt tre minuti dalla fine, e se avesse segnato chissà se la gente della curva Filadelfia gli avrebbe scandito Barone! Barone ! come all’ingresso in campo e un po’ anche all’uscita, come nel minuto di silenzio per Paolo Mazza.

E’ stata, ecco, una commedia recitata così bene che tutti hanno creduto alla parte, al copione. Ma sarebbe bastato un niente, una battuta sbagliata (e per i tifosi della Juventus il gol di Causio poteva essere una battuta sbagliata) per far precipitare recita e recitazione. Lo scriviamo a costo di passar per cinici.

E d’altronde Causio, dopo la partita, indirettamente l’ha detto: 

“Come mi sognavo la partita? Io non sognavo niente, ho cercato di giocarla, di vincerla, di pareggiarla. Dopo dieci minuti era passata ogni emozione, anche perché sabato l’avevo giá consumata quasi tutta.”

E poi? 

“E poi una Juventus non irresistibile, partite così una volta venivano liquidate dalla mia Juve in dieci minuti, un quarto d’ora, come una pratica semplice.”

E le marcature? 

“Mi hanno preso Cabrini, Bonini, Furino a seconda di dove andavo. Me l’aspettavo. Ma diciamo del match: le occasioni piú nitide le abbiamo avute noi, le ho avute io, che casomai ho peccato cercando di testa il paletto, colpendo la palla sin troppo bene.”

Parole speciali in campo, gesti speclali? 

“Niente, tutto normale, tutto consumato già prima. Alla fine abbracci, si capisce: ma nessuna smanceria. Ho preso colpi, ne ho restituito uno, se ricordo bene. Nell’insieme è stata una cosa gagliarda e leale.”

Uno gli ha chiesto se c’è posto per Causio in una Juventus così. 

“Io non l’ho mai detto, però posso anche pensarlo,vedete un po’ voi.” 

E dopo 

“Sì penso proprio che ci sia posto per Causio.”

Causio ha parlato così nel corridolo dello spogliatoio, dopo essere stato abbracciato da un signore anziano. Prima di farsi la doccia di nuovo in un’intervista televisiva, ha anche detto: 

“Per Udinese-Juventus, a Udine in maggio, riprenderà Paolo Rossi, mi fara piacere essere li, a giocare con lui, contro di lui.” 

Parole da professionista. Ho visto l’avvocato Agnelli, mi ha fatto gli auguri. Non ho visto Boniperti, in domenica lui e tesissimo, appare e scompare.”

Lo zucchero filato alla fine era tutto sciolto, le due coppe (“A Causio con nostalgia.” Ju- ventus Club Primo Amore, “A Causio con riconoscenza” Juventus Club Torino) stavano in una sacca, Causio precisava che il lunedi era suo, privato.

Parliamo chiaro, il rapporto è finito. Causio è stato ceduto all’Udinese per poco più di duecento milioni, segno che alla Juventus, nostalgia e striscione Causio sei sempre o rey a parte, non era ritenuto più utile. Causio ha giocato molto bene, ma escludiamo che ci siano rimpianti assoluti: casomai relativi ad una prodezza, ad una finezza da spettacolo. Causio ha capito tutto questo meglio di tanta gente, e dal suo straordinario, esemplare realismo deriva questa sua seconda giovinezza: che nella Juventus sarebbe stata impossibile.

L’eventuale emozione, commozione si è comunque stemperata molto presto: ci ha pensato lo stesso Causio, dopo pochi secondi ha preso la palla, ha fatto una veronica a Virdis, un tunnel a Brady: magnifico. Se ne sortiva un gol per l’Udinese, quelli dello striscione lo applaudivano, e poi prendevano immediatamente a odiarlo: come se avesse segnato quel gol a tre minuti dalla fine, quando ha girato una palla su Zoff.

Causio ieri ha inseguito rabbiosamente Marocchino, che in fondo gli ha tolto il posto. Ha sgomitato con Furino. Ha mandato al diavolo Osti. E dovremmo raccontarvi le sue lacrime? Il baffo, a fine partita, era elettrico, Causio parlava lucido, chiaro, a gente che lo avrebbe voluto deliquescente , spampanato.

Causio ha chiesto più volte il rispetto dei nove metri alla barriera juventina (a proposito, sognamo un inferno dei calciatori in cui ognuno sia obbligato a investire il suo molto denaro in terreni e immobili, e dove però i metri siano calcolati come li calcolano quando è tempo di calcio di punizione). Causto ha spiegato a se stesso nella notte fra sabato e domenica (ma l’aveva già fatto anche prima), alla gente teri fra le 14,30 e le 16,15, che le favole non esistono. E infatti da Firenze giungeva notizia che la Fiorentina straricca stava vincendo, e che i soldi nella vita sono molto, quando addirittura non sono tutto, contrariamente a quel che in taluni luoghi e momenti si dice.

Gian Paolo Ormezzano
tratto da: La Stampa 4 gennaio 1982

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