30 Dicembre 1951: Napoli – Juventus

É il 30 Dicembre 1951 e la Juventus é di scena allo Stadio ‘della Liberazione’ di Napoli dove affronta i partenopei allenati dalla leggenda del calcio italiano Eraldo Monzeglio

Il tutto é valido per la quindicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1951-52.

I bianconeri conquisteranno alla fine della stagione lo Scudetto numero nove! Per quanto riguarda il Napoli, questi si accontenteranno del sesto posto finale in classifica.

Buona Visione! 


napoli

Campionato di Serie A 1951-1952 – 15 andata
Napoli – Stadio Della Liberazione
Domenica 30 dicembre 1951
NAPOLI-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Mari rigore 13, Astorri 30, Hansen J. 69
 
NAPOLI: Casari, Delfrati, Vinyei, Granata, Gramaglia, Castelli, Krieziu, Formentin, Astorri, Amadei, Scopigno
Allenatore: Eraldo Monzeglio
 
JUVENTUS: Viola G., Bertuccelli, Manente, Mari, Ferrario, Piccinini, Muccinelli, Vivolo, Boniperti G., Hansen J., Praest
Allenatore: Giorgio Sarosi
 
ARBITRO: Bernardi G.



L’undici napoletano attacca a lungo? ma.. 
Più esperti i juventini: 2-1 
Sono due punti sudati, quelli che la Juventus ha portato via da Napoli. Due punti, potrebbero forse esercitare un gran peso sulla bilancia nella attribuzione del titolo di campione, e non ci sarebbe da meravigliarsene affatto. Poiché se il Napoli, mancante di ben sei elementi, è capace di portarsi a questo modo, sul suo campo riesce un po’ difficile vedere chi lo possa battere il giorno in cui, superata la serie dei suoi infortuni, possa allinearsi al completo. 
Vento in favore per tutto il primo tempo e per più di venti minuti del secondo, è stato il protagonista dell’incontro, questo Napoli. Un forte vento freddo spirava sul campo e, per i primi quarantacinque minuti, si poteva anche essere indotti a pensare che l’iniziativa di cui davano prova e la pressione che esercitavano i partenopei, fossero dovuti, più che altro, all’aiuto potente ed efficace che loro prestavano le condizioni atmosferiche. La difesa juventina mostrava infatti di trovarsi nettamente a disagio contro vento. I palloni che gli uomini del Napoli spedivano ogni volta in avanti a mezzo di lunghi traversoni alti, subivano deviazioni impensate ed allunghi di traiettorie che passavano sopra la testa dei difensori o facevano fallire il rinvio. Come sotto l’effetto delle raffiche, la intera compagine bianconera si traeva indietro, si raggrinzzava quasi, nella propria metà campo. Fu ventura per gli ospiti che un riforso li mandasse in vantaggio proprio in questo periodo. 
Un quarto d’ora dal calcio d’inizio ancora non era trascorso, quando Vivolo, come per rompere gli indugi, sfondava in posizione di mezz’ala sinistra e puntava diritto a rete. In piena area il mediano Castelli, che aveva seguito la tua azione, allungava una gamba e lo atterrava. Varie sono le valutazioni ohe si possono fare sulla gravità di un fallo in area di rigore, in funzione dell’uso che della palla avrebbe potuto fare il giocatore che lo subiva. In questo caso, il ruzzolone spettacolare ci fu, e l’arbitro non esitò nell’additare il dischetto bianco e nel resistere alle recriminazioni del napoletani, giocatori e spettatori. 
Avanzò Mari che non commise errore: fintò sulla sinistra del portiere e spedi con forza e con precisione sulla sua destra. Uno a zero. Allora il Napoli raddoppiò di energia e la Juventus, dopo essersela vista brutta più volte, cedette al 30′ minuto. L’anziano Krieziu, che in quel periodo stupiva per vivacità e senso pratico del gioco, effettuò dalla destra un lungo centro alto. Viola saltò per intercettare o per deviare a lato, ma una folata di vento, impadronitasi della palla, la mandò a sbattere sopra le sue mani, contro la sbarra trasvervale: Astorri, sopravvenuto in eorsa, coglieva il rimbalzo e di testa spediva in rete. Viola poteva ancora toccare la palla, ma quando questa già aveva oltrepassato la linea. Uno a uno. 
Di li non ci si mosse prima dell’inversione del campo, malgrado la pressione del Napoli continuasse in modo lungo e vigoroso. Era appunto alla ripresa che si doveva toccare con mano che non era il solo vento a conferire energia e velocità al gioco degli azzurri. I padroni di casa si trovavano ora contro vento, e loro continuava ad essere l’iniziativa e loro anche il predominio. Ferrario subiva un duro colpo e zoppicava in modo pauroso, fino a mancare la palla, per qualche minuto. E la Juventus continuava a mostrarsi in difficoltà e non contrattaccava che a stento. Per la seconda volta, in contratto con l’andamento del gioco, dovevano andare in vantaggio i bianconeri. 
Si era al 69′ di gioco. Per uno dei tanti falli di maggiore o minore gravita della giornata, gli ospiti beneficiavano di una punizione sulla destra. Tirava Mari: un tiro a mezza altezza, a tesa lunga. Casari accennava ad uscire, poi, come temendo che il vento allungasse ulteriormente la traiettoria della palla, si fermava. Laggiù all’altezza del montante, sulla sua destra, spuntava la bionda tetta del lungo John. Di precisione la palla passava sopra il portiere e andava a finire, quasi con dolcezza, nell’angolo della rete, alle sue spalle. Fu cosi precisa quella deviazione di testa, che si vide chiaro che essa già aveva battuto il portiere a metà del suo viaggio. La Juventus andò nuovamente in vantaggio.
Allora cambiò tutto, sul campo. Come se le pile della tua energia ti fossero scaricate di colpo, la squadra del Napoli si fermò, perdette ritmo, velocità, energia, volontà. Affaticata lo era di certo, per la quantità di risorse che aveva prodigate nel gioco fino a quel momento, ma forse, senza quel rovescio, avrebbe retto fino al termine. Ma la fatica non la si sente mai in modo cosi deleterio, come all’istante in cui si subisce un colpo morale. Allora i coefficienti materiali negativi si uniscono subito a quelli morali. Da quel momento l’undici partenopeo, che cosi buona prova aveva fatto in precedenza, non fu più se stesso. Il vantaggio tattico della situazione passò agli ospiti. E la Juventus, se avesse tenuto gli occhi aperti, avrebbe anche potuto aumentare il suo vantaggio prima a mezzo di Praest, poi con Boniperti. Un gran silenzio accolse il fischio finale: i giocatori juventini si abbracciarono, mentre il pubblico sfollava a capo chino. La calma e l’esperienza avevano salvato la squadra bianconera, nel momento in cui era in tempesta. Questa, in succinto, la storia di una partita che è stata più vivace che bella, più interessante che brillante dal lato tecnico. 
Vittorio Pozzo



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Muccinelli, Boniperti & John Hansen

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Giacomo Mari

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