31 Gennaio 1999: Cagliari – Juventus

É il 31 Gennaio 1999 e CagliariJuventus si sfidano nella seconda Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1998-99 allo Stadio ‘Sant’Elia‘ di Cagliari.

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa ‘rivoluzione‘. Il grande Marcello Lippi rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l’iniziale scettiscimo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l’accesso per l’europa verso la Coppa Intertoto. Dall’altra parte c’é il Cagliari che disputa un campionato come atteso ed evita una retrocessione dolorosa in Serie B.

Buona Visione!


cagliari

 

Stagione 1998-1999 – Campionato di Serie A – 2 ritorno
Cagliari – Stadio Sant’Elia
Domenica 31 gennaio 1999 ore 14:30
CAGLIARI-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Berretta 17

CAGLIARI: Scarpi, Villa, Zanoncelli, Grassadonia, Vasari (Zebina 89), Berretta, Zanetti C., De Patre (Abeijon 90+1), Macellari, O’Neill, Muzzi
Allenatore: Gianpiero Ventura

JUVENTUS: Peruzzi, Iuliano, Montero, Pessotto G., Di Livio, Conte A. (Henry 46), Deschamps (Tudor 75), Davids, Zidane, Fonseca (Amoruso 60), Esnaider
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Ceccarini
RIGORI FALLITI: Muzzi 57 (Cagliari)



UN DOPO PARTITA AMARO 
Alla fine gli ultras rossoblu lanciano uova e anche qualche bottiglia contro il pullman dei bianconeri Lippi preoccupato: è sbagliata la mentalità 
«Andare subito in svantaggio sta diventando una costante» 

Sono passate appena 19 giornate e l’ultima Juve di Lippi ha già perso una partita in più (6) di quante ne aveva perse negli ultimi due campionati interi. Ma meglio delle cifre, a dare l’esatta dimensione della gravità del momento, ci pensa lo stesso Marcello che si presenta in sala stampa e lascia allibito chi era abituato a vederlo e sentirlo arrembante e battagliero, sempre e comunque. Parla e comunica il senso d’impotenza di una squadra che non riesce più a ritrovarsi: 

«Era una partita importantissima. Volevamo giocarla bene, possibilmente vincerla. E invece nei primi dieci minuti abbiamo concesso tre palle-gol al Cagliari. Poi, andati in svantaggio, le abbiamo provate tutte ma non siamo stati capaci di concretizzare. Un vero peccato: i miei giocatori non se lo meritano proprio questo momento, è tutta gente che lavora molto, che sa reagire, che non si risparmia mai». 

Sembra incredibile, ma si parla della squadra campione d’Italia e vicecampione d’Europa. Di una squadra incapace di segnare un gol a un Cagliari che ne aveva subiti 12 nelle tre precedenti domeniche. 

«Credetemi – aggiunge Lippi -, la squadra sta bene, è nettamente in ripresa: nel secondo tempo abbiamo costretto i sardi a difendersi in dieci. Non siamo riusciti a segnare soltanto perché sappiamo di avere difficoltà a buttarla dentro e perché ci si è messa pure sfortuna. L’unico problema è che sono 4-5 domeniche che andiamo subito sotto di un gol e quindi tutto si complica terribilmente: spendiamo di più, perdiamo lucidità. Servono assolutamente più attenzione e più concentrazione nei minuti iniziali. La cosa, lo confesso, comincia a preoccuparmi perché sta diventando una costante. Siamo tutt’altro che rassegnati, e l’assedio del finale lo dimostra, ma urge cominciare la partite con un atteggiamento ben differente». 

Ancora una volta rimasto a secco a Cagliari, Lippi ha poca voglia di parlare dei singoli. Sollecitato sulla prova di Zidane, concede un 

«Sì, è stato bravo, ma lo sono stati tutti.” 

Anche i nuovi? 

«Esnaider e Henry sono arrivati da poco: hanno bisogno di un po’ di tempo per dare il meglio». 

Ok, ma alla Juve serve riprendersi in fretta. Oppure al campionato avete già finito di pensare? 

«E’ già da un po’ di tempo che lo dico: non ha senso pensare all’alta classifica. La cosa più importante adesso è ritrovare un rendimento buono». 

Moggi, invece, alla classifica ci pensa: 

«Dobbiamo e possiamo aspirare a posizioni più importanti di quelle attuali, che ci permettano di raggiungere obiettivi rilevanti». 

Come dire: almeno il 4° posto che qualifica alla Champions League non possiamo proprio fallirlo. E nonostante il ko, Lucianone è fiducioso: 

«Per assurdo ho visto una Juve in salute. Solo nel secodo tempo, però. Troppa la differenza col primo. Starà all’allenatore correggere questo difetto ricorrente».

A proposito di Lippi, l’Avvocato gli avrebbe fatto un contratto a vita: non era proprio possibile trattenerlo? 

«Aveva un accordo in scadenza ed era libero di scegliere. Ed è normale che una persona libera possa avere voglia di cambiare. Comunque, lo ribadisco, Lippi sarà il nostro tecnico fino al 30 giugno». 

Le voci di Lippi e Moggi restano a lungo le sole testimonianze bianconere del dopopartita. I giocatori non parlano, qualcuno mormora che sono in silenzio-stampa. Poi si appura che, come spesso capita dopo un ko, semplicemente non hanno voglia di spiegarne i perché. Scelta comoda, poco onorevole. L’unico ad aprire bocca, in extremis, quasi sui gradini del pullman, è Di Livio: 

«Continuiamo a prendere gol stupidi. Dobbiamo ritrovare lucidità ed entusiasmo. Lo scudetto? A -14 ormai è un ricordo». 

Peruzzi ha la borsa del ghiaccio sul volto, il naso è gonfio: un ricordo del rigore di Muzzi. E la Signora ferita se ne va dall’inospitale Sant’Elia (2 gol bianconeri nelle ultime 9 sfide), subendo un’altra umiliazione: un centinaio di uova lanciate dagli ultras rossoblu sul pullman parcheggiato nell’antistadio. Poi, dopo gli sfottò, qualche scalmanato esagera e 4-5 bottiglie colpiscono l’automezzo che parte per l’aeroporto. Nessun danno, solo un’altra trasferta da dimenticare. 

Roberto Condio
tratto da: La Stampa 1 Febbraio 1999

 


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