4 Marzo 1993: Benfica – Juventus

É il 4 Marzo 1993 e BenficaJuventus si sfidano nella gara di andata della Quarti di Finale della Coppa UEFA 1992-93 allo Stadioda Luz’ di Lisbona.

La Juventus cerca di fermare l’egemonia del Milan che da un paio d’anni o piú ammazza il campionato in Italia senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant’è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! Intanto in europa la squadra gira a mille e conquista la terza Coppa UEFA della storia bianconera.

Buona Visione!


benfica

Stagione 1992-1993 – Coppa UEFA – Quarti, andata
Lisbona – Estadio da Luz
Giovedì 4 marzo 1993 ore 19:30
BENFICA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Vitor Paneira 12, Vialli rigore 57, Vitor Paneira 76

BENFICA : Silvino, Josè Carlos (Rui Aguas 63), Helder, Mozer, Veloso, Paulo Sousa, Vitor Paneira, Schwarz, Joao Pinto, Juran (Pacheco 65), Isaias
Allenatore: Toni

JUVENTUS: Peruzzi, Carrera M., Torricelli, Baggio D., Kohler, Julio Cesar, Conte A., Galia (Di Canio 52), Vialli (De Marchi 85), Baggio R., Moeller
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Goethals (Belgio)



Benfìca di misura sfruttando le incertezze difensive dei bianconeri 
La Juve non perde il vìzio dei regali 
Due gol di Paneira, col momentaneo pareggio di Vialli che sostituisce a sorpresa Roberto Baggio sul dischetto 

LISBONA DAL NOSTRO INVIATO 

Usciamo dallo stadio da Luz convinti che sarebbe potuto andare molto peggio per la Juve, perchè la sconfitta per 2-1 la tiene ancora in corsa verso la semifinale di Coppa Uefa. A Torino sarà anche più difficile che qui sciogliersi dal gioco appiccicoso del Benfìca. Ma se pensiamo al primo tempo e agli stranguglioni che i bianconeri hanno fatto correre ai loro tifosi nella parte finale del match, questo risultato che porta la firma di Vitor Paneira ci sembra il minore dei danni. 

Il suo primo gol, dopo 12′, ha riacceso nella Juve le angosce di sempre. La Signora dei tempi belli sapeva di poter vincere partendo dalla solidità della difesa: qui invece siamo troppo spesso al pane, burro e marmellata. Si diceva che con Julio Cesar sarebbe tornata la saldezza. Invece il gol del ventisettenne Paneira ha dimostrato come i problemi riguardino anche il libero. Il centrocampista del Benfìca è partito dalla trequarti, ha appoggiato a Yuran che di tacco ha sorpreso il brasiliano e ha riappoggiato sullo steso Paneira: il tiro, bellissimo, non poteva essere raggiunto da Peruzzi. 

Questo, per quanto riguarda il gol. Ma in tutto il primo tempo la Juve è sembrata un ruscelletto leggero. Il Benfìca ha adottato lo schema classico del calcio portoghese: due ali molto larghe (Joao Finte e Isaias) e al centro dell’attacco Yuran, l’ucraino. Poi tre centrocampisti di buon spessore tecnico, con Paulo Sousa regista, e quattro difensori in linea. Di fronte a questo schema, i bianconeri hanno ballato. Abbiamo ascoltato nel gruppo italiano la crocifissione di Calia, che è tecnicamente il poveretto che sappiamo. Lui ha sbagliato appoggi e chiusure ma provate a immaginarlo mentre scalpita tra un paio di avversari. Il problema è che il Benfìca con la sua zona e il suo movimento ha spostato sempre il gioco nella parte di campo in cui si sentiva più forte. 

La Juve nella sua rigidità non è riuscita a replicare. Il Trap ha mescolato cinque o sei volte le posizioni di Vialli, Moeller e di Roberto Baggio: adesso giochi tu un po’ indietro, no adesso ci vai tu. Ma a cosa servono tante alchimie sè il massimo dello schema è il lancio di Julio Cesar da quaranta metri? Vialli per ricordarsi che esiste la porta ha dovuto inventarsi una sforbiciata incredibile, spalle alla porta: è stato sfortunato, Silvino è riuscito a sfiorare la palla e a sbatterla contro la traversa negando al Gianlucaccio un gol straordinario al 25′. L’unico tiro della Juve in 45′. In compenso neppure il Benfìca ha ottenuto i frutti della propria superiorità. Come si specchiano, quanto sono vanitosi nel loro titic e titoc. Rimediando qualche pestone da Galia e da Kohler i portoghesi si sono avvicinati spesso alla porta di Peruzzi e Paulo Sousa (bel giocatore, 22 anni, di quelli che mancano in Italia ma nessuno a quanto pare pensa a prenderlo) ha messo in movimento Isaias, Paneira e Joao Paulo, spostato poi a sinistra per la scelta tattica di lasciar libero Torricelli. 

Tuttavia da tanto bel gioco, è scaturito pochissimo per impensierire Peruzzi: al 36′ un tiro di Yuran ha superato di poco la traversa. Per il resto i brividi sono arrivati dalle incomprensioni tra i difensori bianconeri, con Perazzi che era costretto a uscite rischiose pure per l’incolumità personale. 

Nel secondo tempo qualcosa ha funzionato meglio nel gioco juventino. Trap ha arretrato il Divin Codino, che almeno qualche palla la sa distribuire. Moeller, quasi inesistente fin lì, si è visto finalmente in qualche affondo. E al 57′ un lancio dell’altro Baggio, Dino, lo ha trovato in area, lanciato verso Silvino, che l’ha messo a terra: proteste portoghesi, ma per niente. Roberto Baggio non se l’è sentita di tirare, Vialli gli ha quasi strappato la palla dalle mani: era dal giorno dell’errore contro il Milan che il Gianlucaccio non calciava un penalty. Un atto di coraggio, il suo. Forse la fotografìa del suo momento: rincorsa, cambio di passo e palla in rete sulla sinistra di Silvino. Tutto finito sull’ 1-1? Con la vecchia Juve sarebbe stato così. Invece al 76′ Isaias si è portato sul fondo e da sinistra ha messo al centro un pallone che Peruzzi s’è lasciato sfilare davanti. Paneira in scivolata ha corretto in rete e da quel momento le sofferenze nel vedere la Juve difendersi a quel modo sono state indicibili. Il Benfìca ha continuato a creare cross pericolosissimi, la Juve ha risposto soltanto con un tiro fuori di Moeller al 78′. Tutto sommato è andata bene. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 5 marzo 1993



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