4 Marzo 2001: Udinese – Juventus

É il 4 Marzo 2001 ed Udinese Juventus si sfidano nella quarta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2000-01 allo Stadio ‘Friuli’ di Udine.

La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine però sará solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri. Dall’altre parte c’é un Udinese che battaglia fino all’ultima partita per evitare una dolorosa retrocessione. Ci riuscirá con molto affanno!

Buona Visione!


udinese

Stagione 2000-2001 – Campionato di Serie A – 4 ritorno
Udine – Stadio Friuli
domenica 4 marzo 2001 ore 15:00 

UDINESE-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Zambrotta 38, Inzaghi 60

UDINESE (3-5-2): Turci, Zamboni, Sottil, Bertotto, Alberto, Fiore, Giannichedda, Jorgensen (Gaarde 87), Diaz, Sosa, Margiotta (Helguera 67
A disposizione: De Sanctis, Manfredini T., Pinzi, Micolucci, Nonis
Allenatore: Luigi De Canio

JUVENTUS (4-3-1-2): Van der Sar, Birindelli (Paramatti 67), Tudor, Montero, Pessotto G., Zambrotta, Tacchinardi, Davids, Zidane (Conte A. 84), Inzaghi (Trezeguet 87), Del Piero
A disposizione: Carini, O’Neill, Fonseca, Kovacevic
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: De Santis
AMMONIZIONI: Del Piero, Del Piero 81 (Juventus); Alberto, Giannichedda, Alberto 84 (Udinese)
ESPULSIONI: Del Piero 81 (Juventus); Alberto 84 (Udinese)





Prestazione convincente della squadra di Ancelotti che passa anche sull’insidioso campo di Udine 
De Santis non cancella i meriti della Juve 
 
L’arbitro Massimo De Santis ha l’incredibile qualità di coprire, con quanto combina, quello che gli altri hanno costruito con il lavoro. Nel maggio scorso, a Torino, annullò il gol di Cannavaro e, se la Juve avesse vinto lo scudetto, lo si sarebbe ricordato esclusivamente per quell’errore, come se i bianconeri non avessero avuto altro merito per arrivare a 71 punti. Ieri, al 13′ della ripresa. De Santis non ha concesso all’Udinese il rigore del possibile, momentaneo 1-1 e quella decisione ha offuscato una delle vittorie più nitide della Juventus di quest’anno: 2-0, quindici tiri di cui cinque nello specchio della porta (tra cui una traversa e un palo) contro i tre, tutti imprecisi, che l’Udinese ha scagliato nei 90′ più i supplementari.
Partita mai dialettica: una a picchiare, l’altra a prenderle, la Juve ordinata e in salute e l’Udinese corrosa dal malessere che l’ha colta dopo aver annusato l’alta classifica, molto tempo fa. Eppure l’episodio del contatto in area tra Pessotto e Alberto ha monopolizzato i commenti. Il Friuli è esploso in una contestazione furente. Moggi che è già miliardario di suo s’è trovato a contare le monete che gli piovevano addosso, equamente divise con Idris, che attira sentimenti antijuventini come un’antenna i fulmini. Juve ladrona, come da queste parti i muri leghisti gridano di Roma. Vedendo cadere il brasiliano Alberto, lo abbiamo pensato anche noi. Com’era possibile non concedere quel rigore? Rivisto alla tv, il contatto con Pessotto è molto più impalpabile, il brasiliano cerca l’abbraccio con l’erba prima ancora che lo juventino lo sfiori. Insomma De Santis probabilmente ha capito tutto tranne che, se era simulazione, doveva ammonire il terzino udinese ed espellerlo per la somma dei cartellini. Non se l’è sentita, a conferma di quanto è mediocre. 
Ha ragione De Canio, ci sono state troppe decisioni incomprensibili e sarebbe bene che De Santis dedicasse più tempo al proprio lavoro nelle carceri e meno al pallone. Ma, sul rigore, ha visto bene. La Juve dunque è passata a Udine dove lasciò punti preziosi e pure una gamba di Del Piero. Ancelotti temeva la giornata. Per quanto se ne dica, la corsa allo scudetto è una roulette russa che si gioca in tre, ogni volta è possibile che parta il colpo e ci sia una vittima. I nervi si logorano. Rispetto alla Lazio del giorno prima, i bianconeri hanno superato la prova in modo più convincente: stanno bene e si vede, corrono quasi come nelle prime due stagioni con Lippi, quando era il dinamismo a sventrare gli avversari. Ieri la Juve ha vinto e si è permessa persino il lusso di uno Zidane che s’arrabbiava con se stesso, infelice per le giocate che non gli riuscivano, come farebbe un grande cuoco davanti a un soufflé sgonfio. Quanto non ha prodotto Zizou (questa volta non marcato a uomo), lo hanno costruito gli operai: Pessotto è stato il più bravo ma anche la spinta intercambiabile di Birindelli e Zambrotta sulla destra ha messo sotto pressione l’Udinese, che sembrava attendesse solo quello per disfarsi. De Canio aveva schierato due punte e un centrocampo a cinque: Giannichedda ne era il pendolo più arretrato. Fiore e Jorgensen si sganciavano a turno dietro alle punte. 
Il risultato era di una terribile fragilità; la Juve teneva palla, azzerava con una difesa attenta le velleità friulane e si portava avanti. Del Piero rifiniva bene: al 9′, il suo cross era sbattuto da Birindelli contro la traversa; all’11’, Zambrotta inventava uno slalom e calciava alto; al 18′ la testa di Del Piero infilava la palla nel corridoio per Zidane che non si coordinava per il tiro. Questo e altro combinava la Juve mentre Margiotta e Sosa, le punte friulane, evaporavano e soltanto Alberto, sulla destra, azzeccava qualche volata. L’ 1 -0 arrivava dalla carambola innescata da Del Piero, con una punizione che batteva tra la traversa e la mano di Turci: Zambrotta ricacciava la palla in porta rendendo inutile il tocco di Sottil. 
Nella ripresa non cambiava molto. Scossa dal pericolo per il possibile rigore, la Juve raddoppiava al 15′. Ancora una punizione di Del Piero attraversava l’aria, diretta in porta, con Turci e Bertotto ad assistere: a scanso di equivoci e per accrescere il proprio bottino, con cui si misura il suo valore, Inzaghi dava l’ultimo colpo. Del Piero smoccolava e più avrebbe fatto al 36′, quando, per un tocco di mano, meritava la seconda ammonizione ed era espulso (tre minuti dopo sarebbe toccato ad Alberto, per la par condicio). Pinturicchio non si può lamentare: Udine gli riservò giornate peggiori. Del Piero e compagni hanno confermato di essere in salute. Poco attivo Zidane, sono stati i giocatori «operai» a costruire una vittoria che pesa.
Marco Ansaldo


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