5 Febbraio 1997: Juventus – Paris St.Germain

É il 5 Febbraio 1997 e Juventus Paris Saint Germain si sfidano nella Gara di ritorno della Super Coppa Europea UEFA allo Stadio ‘La Favorita’ di Palermo.

É una Juventus Campione d’Europa in carica, con un parco giocatori da sogno ed un allenatore Marcello Lippi che non sbaglia una mossa. I parigini dopo aver vinto la scorsa Coppa delle Coppe sfidano i bianconeri per questa coppa, ma avendo preso una battosta da record in casa propria (1-6 !) sanno giá che l’impresa é piú che ardua.

La gara si gioca a Palermo in uno stadio tinto di bianconero.

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Buona Visione!


juve

Supercoppa Europea 1996-1997
Finale, ritorno Palermo, Stadio La Favorita
Mercoledì 5 febbraio 1997
JUVENTUS-PARIS SAINT-GERMAIN 3-1
MARCATORI: Del Piero 36, Raì rigore 65, Del Piero 71, Vieri C. 90+2

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli (Porrini 72), Ferrara C., Montero, Pessotto, Di Livio, Tacchinardi (Lombardo 68), Zidane, Jugovic, Del Piero, Padovano (Vieri C. 68)
Allenatore: Marcello Lippi

PARIS SAINT-GERMAIN: Lama, Algerino, Le Guen, Domi, Kenedy, Raì, Guerin (Leroy 78), Cauet, Leonardo (Allou 81), Dely Valdes, Loko (Calenda 90+2)
Allenatore: Ricardo Gomes

ARBITRO: Muhmenthaler (Svizzera)

La Supercoppa europea ai bianconeri che battono ancora il Psg: doppietta-show del Talentino, poi Vieri
Juve, è Del Piero il tuo re di Coppa

Palermo – Era tutto tremendamente scontato, d’accordo, ma la cornice da favola che Palermo regala alla Juventus e alla sua Supercoppa d’Europa resterà a lungo nei nostri occhi, nel nostro cuore. Sulla torta servita al Parco dei Principi in forza di uno strabiliante 6- 1, la squadra di Marcello Lippi colloca due splendide ciliegine di Alessandro Del Piero, e, proprio alla fine, in pieno delirio, un vaporoso bigné di Vieri, e così l’evento fantasma diventa un vulcano di passione e uno scrigno miliardario a rischio zero.

Il trofeo che capitan Peruzzi riceve dalle mani di Johansson e Nizzola, ed espone al pubblico della Favorita, non sarà il più nobile, il più chic, il più esclusivo, ma costituisce pur sempre la decima coppa internazionale in cento anni di Juventus. Un’altra tappa, un altro motivo di orgoglio sincero e legittimo, l’ennesima passeggiata fra le stelle.

E una notte d’amore, alla quale il calcio fa da abatjour molto discreta. Lo scarto dell’andata e l’abbraccio di Palermo trasformano la partita in una accettabile accademia. Lo spettacolo è tutto sulle gradinate. In campo si vive di piccoli fuochi, di modiche emozioni. La Juve nuota nel miele della sua gente, il Paris Sg, che sa di averla fatta grossa, cerca di salvare almeno la faccia. Il ritmo è gradevole; il tifo, assordante. Comincia Ferrara, di testa, su azione Montero-Di Livio: Lama è li. Risponde Dely Valdes, su invito di Cauet: ci pensa Peruzzi, marziale.

Anche così, con in palio nulla all’infuori di una coppa già assegnata, le squadre onorano il pubblico. La concentrazione di Madama non può essere, umanamente, feroce. Ecco, per esempio, un pasticcio fra Ferrara e Peruzzi. I francesi tengono botta in difesa e centrocampo, Cauet, Leonardo e Rai imbucano stimolanti cartoline. Ogni avanzata di Zidane e Jugovic, ogni sgommata di Di Livio e Torricelli, è sottolineata da applausi. Al 30′, pericolo: tacco di Rai, sciabolata di Loko, paratona di Peruzzi. In attacco, Del Piero e Padovano si agitano parecchio, ma Algerino, Le Guen, Domi e Kennedy offrono, per ora, una tenace resistenza. I tappi saltano al 36′. La Juventus sorprende gli avversari sul fianco destro: da Di Livio a Torricelli, palla dentro per Del Piero che, sul filo del fuorigioco, di destro controlla e di destro spazzola l’angolo più lontano. Tutto bello: l’azione, lo stop, il sigillo balistico. Precettato al posto di Deschamps, squalificato, Tacchinardi incanala il traffico con piglio autorevole. Zidane e Jugovic, loro, vanno a strappi. II Paris sfiora il pareggio al 39: Loko rosola Pessotto e serve Leonardo, la cui conclusione, pettinata dal cuore dell’area, scuote il palo alla destra di Peruzzi e tuba a lungo, capricciosa, con il gesso della linea fatale. La mobilità di Cauet e la sapienza di Leonardo impegnano strenuamente Torricelli e Di Livio. 

La ripresa si apre nel segno di Del Piero, per ben due volte in zona tiro. Peruzzi smanaccia un angolo velenoso di Leonardo. I parigini ci danno dentro. La Juve molla qualche metro e un po di adrenalina. Il pareggio sopraggiunge, ospite non gradito ma del tutto legittimo, al 20′, quando Leonardo sguinzaglia Dely Valdes, lesto a profittare di un omerico pisolino di Montero e compagni. Peruzzi, uscitogli fra i piedi, lo pizzica quanto basta a completare la frittata. Rigore. Come all’andata, trasforma Rai.

Squadra di razza, la Juve si rifiuta di scendere a patti. Non lo merita la sua storia, lo rifiuta il popolo. Lippi richiama Tacchinardi e Padovano. Lombardo a destra, Vieri di punta (e Di Livio a sinistra). Alė. Scampoli di pressing furioso ristabiliscono le gerarchie. Nel servire Lama, Le Guen, trafelato, non si avvede di Del Piero. Alex è un falchetto. Il portiere ne smorza il tiro, con il corpo, ma non l’incornata, felice sintesi di perizia balistica e risorse atletiche. Porrini avvicenda Torricelli fra gli applausi. Pessotto scivola a destra, Montero a sinistra. Lombardo accende l’ennesimo falò di passione. L’onore di fissare il risultato tocca a Vieri, il ribelle: di testa, su parabola di Del Piero. 

La Signora lascia Palermo in carrozza, fra trentacinquemila cocchieri scatenati.

Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 6 febbraio 1997



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