5 Marzo 2005: Roma – Juventus

É il 5 Marzo 2005 e Roma Juventus si sfidano nell’ ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2004-05 allo Stadio ‘Olimpico’ di Roma.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all’Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l’ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti!

Dall’altra parte la Roma guidata da Gig Del Neri disputano una stagione sottotono. Si garantiscono una presenza nelle prossime coppe europee solo attraverso la finale (persa) di Coppa Italia 2004-05 contro l’Inter.

Buona Visione! 

roma

Stagione 2004-2005 – Campionato di Serie A – 8 ritorno

Roma – Stadio Olimpico
sabato 5 marzo 2005 ore 20:30 
ROMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Cannavaro 11, Cassano 39, Del Piero rigore 44

ROMA: Pelizzoli, Panucci, Ferrari, Dellas, Cufrè (Corvia 86), Dacourt (Aquilani 70), De Rossi (Mancini 54), Perrotta, Totti, Montella, Cassano
A disposizione: Curci, Scurto, Abel Xavier, Cerci
Allenatore: Luigi Delneri

JUVENTUS (4-3-3): Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Blasi, Del Piero (Pessotto G. 56), Zalayeta, Ibrahimovic (Trezeguet 79) 
A disposizione: Chimenti, Ferrara C., Tacchinardi, Appiah, Olivera
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Racalbuto
AMMONIZIONI: Zebina 23, Blasi 46, Del Piero 50, Zalayeta 74, Camoranesi 76 (Juventus); Totti 22, Dacourt 30, Cassano 40, Mancini 83, Montella 87 (Roma)



BIANCONERI VITTORIOSI ALL’OLIMPICO SALVANO IL PRIMATO DALL’ASSALTO DEL MILAN CHE IN EXTREMIS HA BATTUTO L’ATALANTA
Juve, grande impresa nella corrida romana 
Botte, veleni e nove ammoniti: decidono Cannavaro e Del Piero 
Dal nostro inviato a ROMA
Dovevano giocarla al Colosseo. Con i leoni, i reziari e il popolo che piega il pollice all’ingiù a chi chiede salva la vita, che è poi la versione antica di quanto abbiamo visto all’Olimpico quando l’intera platea ha dedicato la standing ovation a un’entrata di Dacourt sulle gambe di Blasi. Roma-Juve entra nelle cronache del calcio perché il risultato (1-2) muove la classifica della serie A e permette ai bianconeri di rispondere alla vittoria, altrettanto contestata, del Milan. Un successo che allontana la crisi delle scorse settimane. La Juve ha fatto la partita come doveva ma ogni considerazione tecnica s’inchina al clima da rissa paesana che ha ingessato soprattutto il primo tempo, la ricerca tattica si dissolve nella schizofrenia del gioco frammentato e violento. Mai ci siamo divertiti in questo clima al quale abbiamo contribuito pure noi. Cioè tutti quanti hanno costruito la giostra incendiaria nel luna park romano delle vendette, delle faide, dei traditori e dei traditi. Brutta notte. 
Negli striscioni che non hanno risparmiato a Capello neppure la vita privata (ma ce n’erano anche di ironici e divertenti). Nelle scintille pericolose che hanno accompagnato il prepartita fuori dallo stadio. Tuttavia quando una società permette allo speaker di fare quanto ha fatto ieri sera Carlo Zampa nel leggere la formazione della Juve, dando ostentatamente il tempo alla gente di far esplodere il disprezzo per Capello e gli altri due ex, Emerson e Zebina, è perché c’è una regia che voleva tenere altissima la temperatura nello stadio. Non bisogna stupirsi se in campo Cassano schizza a gesti e insulti, trattenuto dai compagni mentre vorrebbe arrivare vicino all’arbitro. E se Totti, colpito duro al costato da Emerson, si espone a un’altra partita importante e mediocre soltanto perché i nervi ne annebbiano l’immensa classe. 
La differenza più importante nella notte in cui l’Olimpico chiedeva i fuochi d’artificio è condensata nel cazzottino di Cufrè a Del Piero dopo una trattenuta e nel self control dello juventino. Perdere la testa non porta a nulla. La Roma ha ragione di lamentarsi per il rigore del 2-1, arrivato due minuti dopo il pareggio di Cassano: non c’era. Dellas teneva i piedi piantati fuori dall’area nell’impatto con Zalayeta e andava punito con un calcio dal limite. Racalbuto e il suo collaboratore Pisacreta hanno giudicato male, cosa non insolita per quell’arbitro. Però non si è sentito un fiato quando, al 21′ della ripresa, l’altro guardalinee, Ivaldi, ha giudicato in fuorigioco Ibrahimovic, che era in linea con il cross di Camoranesi per il gol del 3-1 che chiudeva la partita. 
Allora perché inclinarsi sempre alla rabbia e alla frustrazione? I giallorossi avrebbero potuto fare di più. Con quell’attacco soprattutto. Emerson prendeva in mano la Juve nei primi momenti, i più terribili. Era la risposta professionale a tante attese. Il brasiliano al 5′ salvava Buffon respingendo la botta ravvicinata dì Ferrari e la partita della Juve prendeva la prima piega positiva. All’11’ arrivava la seconda: punizione di Camoranesi, testa di Ibrahimovic lasciato libero da Dellas e, sulla respinta disperata di Pelizzoli, arrivava per prima la testa di Cannavaro, partito forse in fuorigioco. Era il colpo al morale della Roma e dei suoi tifosi. Capello aveva confermato il tridente uscito bene dalla partita con il Siena. Pareva un azzardo, invece significava che, conoscendo la Roma, sapeva di poter osare e che la pressione del Milan ormai impone alla Juve di giocare ogni partita come se fosse alla roulette russa, il pareggio non serve. Del Piero si vedeva poco, Zalayeta pasticciava molto. Ibrahimovic provava ad andarsene alla maniera sua. Non era un attacco fulminante, tuttavia la Juve reggeva il gioco più lucidamente della Roma, in particolare a centrocampo e con una difesa forte attorno a Thuram e Cannavaro. Ci voleva un errore di Blasi al 39′ (palla regalata a Totti) per sbilanciarla: sul lancio del capitano romanista, Cassano scattava in posizione regolare per segnare. Se la prendeva poi con la bandierina. Forse per farsi perdonare dalla gente la sincerità nel giudicare il proprio rapporto con Capello. Passavano due minuti e sul tocco di Ibrahimovic, Zalayeta andava a terra. Ci voleva un’eternità per calciare il rigore, il capolavoro di Del Piero consisteva nel non deconcentrarsi. 
La ripresa era appena un po’ migliore, nella ricerca della Roma di un pareggio che Montella non coglieva in due occasioni (formidabile un recupero di Thuram), nell’indaffararsi di Totti fino all’ultima punizione deviata dalla barriera. La Juve riportata presto al 4-4-2 dalla sostituzione di Del Piero con Pessotto teneva la testa fredda, non concludeva i contropiede (tranne nell’occasione di Ibrahimovic), superava, vincendo, la notte più rabbiosa del campionato. 
Marco Ansaldo
LE PAGELLE BIANCONERE 
Ibrahimovic ci crede sempre e non si ferma mai 
Zebina e Thuram gladiatori, Camoranesi prezioso 
BUFFON 6,5. Non è che si debba inventare grandi interventi, fatto sta che quando gli fanno il solletico alle mani lui riesce comunque a ridere. Poche cose, in ogni caso buone. 
ZEBINA 6,5. Insulti, ululati, botte: bentornato Jonathan. Dalle sue parti nel primo tempo capita spesso e volentieri Cassano, che lo graffia ma non lo morde. Quando il talento di Barivecchia segna, infatti, Zebina non ha colpe. Nella ripresa gli tocca fare da balia a Totti, e pure su di lui le cose vanno benino. 
THURAM 6,5. Montella in cortocircuito lo agevola molto, però una cosa è innegabile: il pallone che gli strappa dai piedi nel secondo tempo vale quasi come un gol. E più di una volta spegne il fuoco quando le risse sono dietro l’angolo: comportamento da sottolineare, in una notte così elettrica. 
CANNAVARO 7. E’ dappertutto, anche in attacco. E infatti il primo gol della Juventus è suo. 
ZAMBROTTA 6. Gioca molto di contenimento, perchè davanti ha il tridente di Del Neri. Dal punto di vista tattico non alza la voce, si esprime con toni normali, e a Capello va bene così. 
CAMORANESI 6,5. Inizia con una randellata a Cufrè, quindi ci aggiunge parecchia sostanza. La ciliegina, è la punizione da cui nasce il primo vantaggio bianconero. E’ il Camoranesi dei bei tempi. 
BLASI 5,5. Movimento (incrociando De Rossi e Dacourt) e lavoro sporco, come al solito. Ma anche una prova macchiata dal pallone regalato a Totti, da cui nasce il gol di Cassano. 
EMERSON 6,5. Si muove bene soprattutto nel primo tempo, e almeno in un paio di occasioni prova a segnare. Sarebbe stata la sua risposta all’accoglienza da Giuda. Nel finale di partita non lo fischiano più, e non è poca cosa. 
ZALAYETA 5. Laggiù, alla destra del tridente, lo colpisce la sindrome che di solito annebbia Ibrahimovic, nel senso che la sua cosa più eclatante è un colpo di tacco sbagliato. Che fa arrabbiare Capello. Ci sarebbe anche il fallo subito che vale il rigore trasformato da Del Piero, però era leggermente fuori area… 
IBRAHIMOVIC 6,5. Testa caldissima, e Ibrahimovic prendea calci un fumogeno per una sera è cosa buona e giusta. La sua sponda per Cannavaro vale il gol dell’1-0. Ci crede quando altri si fermano, ed è uno spettacolo quando già che c’è va pure a raccogliere i fumogeni in giro per il campo. Sarebbe buono il gol del 3-1, ma glielo annullano 
(dal 34′ st Trezeguet sv). 
DEL PIERO 6. Segna il rigore della vittoria sotto la curva Sud, prima e dopo si becca un pugno di Cufrè senza cadere nella provocazione – e non fa altro. Sparare quel siluro da uomo solo contro tutti, comunque, non era facile 
(dall’11 st Pessotto 6: con lui il 4-3-3 diventa 4-4-2. Ottimo un salvataggio su Cassano).
Alessandro Alciato



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