8 Marzo 1987: Juventus – Ascoli

É il 8 Marzo 1987 Juventus ed Ascoli si sfidano nella Sesta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1986-87 allo Stadio ‘ Comunale ‘di Torino.

La Juventus é Campione d’Italia in carica mentre l’Ascoli annaspa nelle posizioni di retrovia. A fine campionato i bianconeri piemontesi saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre i marchigiani finiranno salvi a solo due punti dalla zona retrocessione.

Buona Visione!

 

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Stagione 1986-1987 – Campionato di Serie A – 6 ritorno
Torino – Stadio Comunale
Domenica 8 Marzo 1987 ore 15:00
JUVENTUS-ASCOLI 2-2
MARCATORI: Benedetti autorete 20, Laudrup 34, Caricola autorete 44, Pusceddu 51

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Caricola (Bonetti I. 59), Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Vignola 80), Soldà, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Rino Marchesi

ASCOLI: Pazzagli, Destro, Benedetti, Iachini, Perrone, Pusceddu, Bonomi, Giovannelli, Scarafoni, Marchetti (Carillo 90), Barbuti (Dell’Oglio 73)
Allenatore: Ilario Castagner

ARBITRO: Lanese



I bianconeri, in vantaggio di due gol dopo 35′, si fanno raggiungere dall’Ascoli 
La Juventus si scuce lo scudetto 
Emozioni in serie: un’autorete per parte, il ritorno di Laudrup ai gol, il 2 a 2 siglato da Pusceddu
Traversa di Serena nel finale 

Le assenze di Cabrini e Manfredonia non spiegano nel drammatizzare. O, peggio ancora, nel volere spiegare tutto con il poco Impegno juventino, o la poca fortuna. Perché la partita si presta a spiegazioni di ventura: ma bisogna fare uno sforzo, cogliere il problema di un’usura, e quasi quasi ringraziare la sorte che ha permesso di vedere questa usura, senza mascherarla troppo. Perché si potrebbe anche parlare di Cabrini e Manfredonia assenti, dimenticando magari che l’Ascoli non aveva i suoi due stranieri, sottilizzare sui gol e sugli autogol, criticare Tacconi (una distrazione) ed esaltare Pazzagli (spettacolare su tiri di Platini, però di quelli che sembrano scoccati per allenare, al massimo dell’impegno, un portiere amico, da lanciare alla gloria facendolo soffrire un bel po’). 

La partita si presta a lavori contingenti di rammarico, ma sono lavori da squadretta, non da Juventus. di 

TORINO — Sarebbe molto facile e molto bello scrivere di Juventus-Ascoli 2 a 2 da ascolano e per sola gente di Ascoli o comunque dell’Ascoli: epica e persino etica, nel senso di valori umili e assidui premiati: Davide contro Golia, un pari che è un successo; e via cantando. Ma non si può e non si deve. Dato all’Ascoli quel che di solito è di Cesare, cioè applausi per gloria guerriera e premiatissima strategia militare, fra l’altro eseguita con tanta buona fanteria, bisogna sostare, nel nome del gran calcio italiano, del calcio-spettacolo e di altre cosucce che nutrono la nostra vita o perlomeno le nostre domeniche, sui problemi di questa Juventus, che si fa rimontare due reti, si fa staccare ancora di più dal Napoli, fa arrabbiare gente fachira arrivata allo stadio nonostante il freddo parente del gelo e il cartellone a priori non entusiasmante, gente che manco può essere accusata di aver fatto mancare l’incitamento, ammesso che professionisti strapagati abbiano bisogno di sentirsi gridare «forza!» per’correre quello che devono. 

Noi su questa Juve — alla fine dai suoi fischiata, ma comunque rispettata più del suo insultatissimo allenatore, il quale ha una sola colpa (forse) e contingente, quella di avere chiamato fuori Mauro unico inventore In campo oltre al risaputo Platini — abbiamo un’idea, magari rivoluzionarla perché tranquilla, blanda, calma in un momento teso: che si tratti cioè della conclusione di un ciclo, che sinora la lotta contro il Napoli sia stata condotta per automatismi da club titolatlssimo, per aristocrazia sempre viva, per fisiologia di squadrone «storico», più che per convinzione e per ineluttabile, imprescindibile valore. Ma bisogna anche dire, «approfittando» di questo pareggio, che a parlare di scudetto ancora possibile erano, sino a ieri, più i giornalisti che i giocatori bianconeri, i quali sapevano bene di come certe speranze erano tenute insieme con lo scotch. 

E se ieri ci fosse stata quella vittoria che pure il volume di gioco (13 corner a 1) e una traversa di Serena sul 2 a 2 avrebbero sotto un certo punto di vista legittimato, mica sarebbe cambiata la sensazione di fondo. L’errore secondo noi consisterebbe adesso nel negare e la quale Juventus si è ieri impegnata a fondo, e specialmente con Platini che sovente ha giocato come un centrocampista ascolano che deve buttarsi su ogni pallone. E ha provato tanti schemi, e ha mandato avanti pure Brio e Scirea, e non ha avuto nessun giocatore davvero fantasma. E ha retto bene la frenesia, l’impegno, la fortuna (non molta, però) e alla fine anche la marpioneria dell’Ascoli. 

Pusceddu con un tiro da lo la volenterosa ma incerta di una Juventus umile dice che l’altra Juventus non c’è stata. E francamente non vediamo quale operazione voronoffiana o frankensteiniana possa, da questa Juventus attuale, estrarla. Né serve la cronaca, per eventuali acrobazie dialettiche. E’ piena di attacchi juventini, ma ci sono pure due autoreti, una per parte, neanche troppo picassiane, da suicidio euclideo: tiro di Scirea su Benedetti al 20′, di Bonomi su Caricola al 45′. I due gol «chiari» sono stati egualmente belli, e però entrambi propiziati da errori: Perrone prò Juventus, nel 2 a 0 di Laudrup al 35′, Favero & Tacconi prò Ascoli, nel 2 a 2 di Pusceddu al 52′. 

Non ci sono state occasionissime sciupate, decisioni clamorosamente sballate dell’arbitro. Neppure si sono viste prestazioni singole grandiose, di quelle che si sovrappongono al lavoro d’insieme, esaltano ntano che sorprende prova dei piemontesi una squadra o ne mortificano un’altra, e quasi sempre spiegano o legittimano tutto. All’inizio il portiere dell’Ascoli, per esempio, sembrava recitare su un tono miracolistico assai alto, poi nel primo gol della Juventus ha sbagliato in uscita. Neppure ci sono stati settori di campo sguarniti con rimpianti tattici: chiaro che Soldà a centrocampo non è Manfredonia, ma non c’era neppure da sopportare la spinta di Brady (bye bye a proposito: vederlo, conoscerlo, applaudirlo è stato un piacere) e di Trifunovic. Una partita molto chiara, molto importante per la Juventus: per quella del prossimo campionato, più che per quella attuale. E importantissima per l’Ascoli: che ha giocato il calcio antico del batti e corri, senza cattiverie, con i precisi disimpegni giusti e con i «campanili» in certi momenti più giusti ancora.

Gian Paolo Ormezzano
tratto da: La Stampa 9 marzo 1987




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La Stampa 9 marzo 1987

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La Stampa 9 marzo 1987


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