9 Febbraio 1992: Milan – Juventus

É il 9 Febbraio 1992 e MilanJuventus si sfidano nella Terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Serie A 1991-92  allo Stadio ‘San Siro – Giuseppe Meazza’ di Milano.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tato volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!

Buona Visione!


milan

 

Campionato di Serie A 1991-1992 – 3 ritorno
Milano – Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 9 febbraio 1992 ore 15.00
MILAN-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Van Basten 4, Casiraghi 26

MILAN: Rossi S., Tassotti, Maldini P., Albertini, Costacurta, Baresi F., Evani, Rijkaard, Van Basten, Gullit, Massaro
Allenatore: Fabio Capello

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Marocchi, Galia, Schillaci (Di Canio 57), Baggio R., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Baldas



Con il suo gol il bomber ha salvato il campionato 
Quanti «grazie» a Casiraghi 
Le speranze della Juve restano integre 

Casiraghi e Trapattoni tengono in vita il campionato, che non è andato in frantumi. Alla vigilia della sfida di San Siro, la serie A sembrava un vaso di Rosenthal. E la squadra di Capello stava per assestargli il colpo decisivo. L’ipotesi ha preso consistenza quando Van Basten, raccogliendo una deviazione di Kohler, ha infilato Tacconi dopo appena 4 minuti. Invece il campionato resta vivo perché è venuto fuori il carattere di una Juventus capace di reagire e lottare per 90′ e perché alcune imprecisioni del Milan (Albertini, Massaro, Gullit) hanno congelato il risultato sull’1-1. Sul fatto che il Milan fosse la migliore squadra d’Italia nessuno ha mai obiettato. Perciò il fatto che la Juventus sia andata in casa sua a strappare il punto che mette la ciambella di salvataggio al campionato è un merito che Trapattoni ha tutti i diritti di rivendicare. Il primo tempo dei bianconeri è stato gradevole, del tutto all’altezza dell’avversario a caccia di primati, e capace di concedere uno spiraglio solo ad Albertini, peraltro in posizione un po’ angolata per centrare il bersaglio. 

Nel secondo tempo l’altra faccia della medaglia, con il Milan sempre insistente, continuo, asfissiante, pronto a cambiare zona operativa con diagonali lunghi e precisi che partivano dai piedi di Baresi o Albertini, Rijkaard o Costacurta per l’uomo che si proiettava sulle corsie più esterne. Ed è soprattutto in questo secondo parziale che il movimento di Massaro e gli inserimenti a sinistra di Evani hanno creato problemi alla Juve. A chi chiede al «Trap» perché non faccia giocare la propria squadra come il Milan è facile rispondere: perché non ha a disposizione l’organico su cui può invece contare Capello. E non ha davanti Van Basten, il quale è animato da un furore agonistico inedito, che sembrava non appartenere al suo pur immenso bagaglio tecnico. Il Milan è dunque una grande squadra, la Juventus sta cercando la strada per diventarlo, ed avrà bisogno di cambiare almeno tre pedine fondamentali: un leader in difesa, un centrocampista di sostanza da aggiungere alla rosa attuale ed un attaccante puro o atipico e perciò capace di interpretare sia la parte del creatore di gioco che di finalizzarlo. Ieri a San Siro, oltre al gol di Casiraghi, bello al punto che i tifosi chiedono all’attaccante di ripetersi più spesso da quella distanza, è piaciuto il modo elastico (dunque la zona) con cui Trapattoni ha affrontato la cerniera composta da Albertini, Rijkaard ed Evani. Una serie di meccanismi a scalare molto efficaci, anche se Reuter ha avuto quasi sempre bisogno dell’aiuto di un generosissimo Marocchi. Kohler e Carrera si sono appiccicati agli attaccanti a seconda della loro posizione. Al tedesco toccava chi tra Massaro e Van Basten giocava più centrale. Dopo il gol di Casiraghi, la Juventus ha scagliato un solo pallone verso la porta di Rossi, e il merito è di De Agostini. Senza la deviazione di Casiraghi forse sarebbe finito in rete, ma i risultati non si confezionano con i condizionali. La gara è diventata molto difficile nel 2° tempo, ma preoccupa comunque l’insufficienza offensiva della Juve quando deve andare al tiro. Ed è singolare che un elemento dotato di tecnica e di fantasia come Baggio lasci all’umile Galia anche il ruolo di uomo-assist. Nel secondo tempo, quando i rinvìi di Tacconi hanno obbligato il Milan a raccogliersi in un cerchio di una ventina di metri quadrati, gli spazi sono mancati per tutti e Baggio ha forse sofferto più di altri questa situazione. 

Angolo Caroli
tratto da: La Stampa 10 febbraio 1992



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