Stelle Bianconere: David Trezeguet

Noi di JLSSN – Juventus La Storia Siamo Noi vi regaliamo questo filmato sulla leggenda bianconera David Trezeguet.

Considerato tra i migliori attaccanti al mondo della sua generazione, assurse a punta molto prolifica. Per quanto concerne i club si colloca al 44º posto nella classifica dei marcatori della Serie A — dove si è laureato capocannoniere nel campionato 2001-2002 — grazie alle 123 reti siglate per la Juventus, di cui è inoltre il migliore marcatore straniero con 171 gol.

Prima punta di grande dinamismo, nel corso degli anni ha saputo porre rimedio a una certa incostanza sotto rete che ne aveva contraddistinto gli esordi, affermandosi tra i migliori attaccanti della sua epoca grazie a una «freddezza inconsueta» in area di rigore, come ebbe a dire il suo compagno di nazionale e poi allenatore Didier Deschamps.

Nell’estate 2000 viene acquistato, per la cifra di 45 miliardi di lire, dalla Juventus. Esordisce in Serie A nel giorno del suo 23º compleanno, in occasione della vittoria per 2-0 sul Bari, e alla seconda presenza marca la prima rete, nella classica finita 2-2 contro il Milan. La prima stagione a Torino, agli ordini di Carlo Ancelotti, inizialmente lo vede indietro nelle gerarchie dell’attacco, spesso relegato in panchina da Alessandro Del Piero e Filippo Inzaghi; solo nel finale di campionato si impone con maggiore frequenza nell’undici titolare, risultando peraltro il migliore cannoniere della squadra con 14 gol in 25 presenze.

Nonostante il sopravvenuto declassamento della squadra bianconera in Serie B, nell’estate 2006, assieme ad altri titolati compagni di squadra quali BuffonCamoranesi, Del Piero e Nedvěd, anche Trezeguet decide di rimanere a Torino: «dopo essere tornati dai Mondiali ci siamo incontrati […]. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo subito capiti […], tutti ci sentivamo legati alla società e dovevamo riportarla subito in Serie A». Nel campionato cadetto del 2006-2007 il francese realizza 15 gol, che contribuiscono al primo posto in classifica dei piemontesi e al loro immediato ritorno in massima serie: «sono orgoglioso di essere rimasto e di aver contribuito a quell’impresa».

Chiude la sua esperienza in bianconero con la media realizzativa di più di 17 gol a stagione su un arco temporale di dieci anni, per un totale di 171 reti in 320 presenze.

Buona Visione!

 

david

La Stampa
Appena acquistato dal Monaco – La Stampa 11 Agosto 2000

TREZEGUET Sarò più grande di Platini 
IL RITORNO IN CAMPO SCATENA L’EUFORIA E L’IMMAGINAZIONE DELL’ATTACCANTE PIÙ ATTESO DA CAPELLO 

TREZEGUET, dopo tre mesi di sosta e due partite in 4 giorni, come si sente? 

«Le gambe sono pesanti ma il collaudo mi ha rassicurato: sono caduto, ho preso botte e la spalla ha retto agli urti». 

Insomma la Juve sta peggio di lei. 

«Non esageriamo, in classifica siamo davanti al Milan e abbiamo perso una sola partita, con la Reggina». 

Più quella con l’Atalanta che vi ha eliminato dalla Coppa Italia. 

«L’anno scorso con quella che chiamate «seconda squadra» arrivammo alla finale, questa volta ci siamo fermati troppo presto. Mi dispiace perché la Coppa permetteva a chi va molto in panchina di tenersi in tiro». 

In panchina adesso c’è Del Piero. Le sembra strano? 

«Un po’sì». 

Significa che la Juve è pronta a fare a meno di lui? 

«Io e Alex abbiamo vinto due scudetti e ottenuto un secondo e un terzo posto in quattro anni, eppure hanno comprato Ibrahimovic e adesso Mutu. La Juve non ti regala niente: presto saremo in 5 a giocarci il posto e tutti di qualità, con l’ambizione di giocare. Dobbiamo abituarci». 

Parla come se Mutu fosse già con voi. 

«Non mi interessa cosa ha combinato, la vita è sua. Mi piace tantissimo perchè è un provocatore, gioca per aizzare l’avversario, può fargli perdere la calma. Io non ne sono capace». 

Apprezza anche cosa ha fatto Di Canio nel derby? 

«Ha avuto uno sfogo da tifoso laziale e alla sua età non deve rendere conto a nessuno. E poi non possono trasformare questo sport in un videogame». 

In che senso, scusi? 

«Nel senso che non possono togliere ai giocatori il senso della provocazione, la piccola furberia, il fattore umano. Ad esempio non vedo di buon occhio la moviola in campo perchè non lascerebbe spazio ai trucchetti, alla spintarella, alla caduta accentuata, tutte cose che fanno parte del gioco». 

Ma che innescano polemiche e violenza. 

«A inseguire il falso «fair play» si crea un calcio asettico come alla play station. Il salto di qualità contro la violenza lo si fa con i giudizi: se c’era ima spintarella e l’arbitro non ha dato il rigore, non se ne deve fare un caso che dura una settimana e innesca cento processi». 

Torniamo alla Juve futura. Si parla anche di Monda e dì Cassano. Perchè cercano sempre attaccanti? 

«Si vede che non bastano mai e che vogliono di più». 

L’incertezza crea ansia? 

«A me la concorrenza da stimoli. L’ansia c’è quando manca la certezza sul contratto, come mi è successo negli anni scorsi. La sicurezza del futuro è fondamentale in ogni tipo di lavoro: noi siamo privilegiati ma gli schemi mentali sono gli stessi. Io adesso sono sereno. Anche se dovrò guadagnarmi il posto». 

Come ha vìnto il ballottaggio con Del Piero a Cagliari? 

«Dopo la partita in Coppa con l’Atalanta ho detto a Capello che le gambe era un po’ dure ma che ero a sua disposizione e decidesse lui. Lo ha fatto». 

Che voto si darebbe? 

«Se fossi stato al 100 per cento probabilmente avrei segnato: per ora ci sono andato vicino». 

E’ sempre convìnto che la Juve segni poco? 

«Quando fai un gol a partita rischi il pareggio al primo errore, come è successo a Cagliari. Ma non ho mai détto che ci manca il gioco di attacco, fórse abbiamo smarrito un po’ di cattiveria: negli ultimi tempi l’abbiamo dimostrata solo contro il Livorno». 

La chiave dello scudetto? 

«Ritrovare la voglia di vincere dei primi mesi» 

Quanto fa paura il Milan? 

«Ha preso coraggio dalla partita di Torino, noi invece ci siamo rimasti un po’ male perchè ci tenevamo a dimostrarci superiori e non lo siamo stati. Il Milan è forte come l’anno scorso. L’importante è costringerlo a inseguire: se una domenica sì avvicina e quella dopo si allontana può bruciarsi come il ciclista che sta sempre a 50 metri da chi insegne». 

Lei ha superato il primo lungo stop della sua carriera. Cosa prova adesso? 

«Il piacere del ritomo alla vita normale, con il gol all’Atalanta, due partite nelle gambe, le interviste, l’allenamento con il gruppo, il fare le stesse cose degli altri. A Lione, dove mi hanno operato, ero solo; a Torino ero messo da parte. Sono stato un mese senza pallone e vedevo gli altri lavorare, vincere ed essere felici. Io mi sentivo inutile. Mi ha aiutato la gente che mi è rimasta sempre vicino». 

Se l’immagina cosi il dopo carriera: sentirsi inutile? 

«Ho assaggiato come sarà la mia vita senza calcio. Ho dedicato più tempo a mio figlio, ho conosciuto Lione, ho fatto il turista a Parigi. Ma sono giovane e più si avvicinava il ritomo, più mi mancava il calcio». 

Lei ha vinto un Mondiale a 20 anni, un Europeo a 22. Non si è mai chiesto: adesso che voglio? 

«Vado per i 28 anni. Dicono sia la stagione della maturità, anche se mi sento ancora un ragazzo e non è vero che quando vinci da giovane perdi l’appetito. Mi manca da morire la Champions League, sono in un club dove se sei secondo o terzo hai fallito. Non mi sento arrivato». 

Ha passato mesi a litigare con Moggi, adesso parla come se la sua pelle fosse bianconera. Potenza di un contratto? 

«I litigi facevano parte del gioco ma non è mai mancato il rispetto. Ho un impegno fino al 2008, sono al quinto anno a Torino, almeno nella durata ho la certezza di superare Platini nella Juve, conto di riuscirci anche con i gol». 

Perchè si confronta con uno che giocava 20 anni fa? 

«Perchè l’ho conosciuto e nessun francese in Italia ha lasciato il segno più di lui, neppure Zidane». 

Zidane le manca? 

«Senza di lui soprattutto la Francia ha perso molto: è ancora un fuoriclasse e sarà un problema trovarcelo contro nel Real Madrid. Però ha scelto di lasciare la Nazionale e bisogna rispettarne la scelta anche se siamo in una fase di transizione, i giovani devono crescere e il tempo è poco se vogliamo qualificarci per il Mondiale». 

Lei ha dichiarato che lo spettacolo è secondario. Si sta italianizzando? 

«Dopo cinque anni ho assorbito questa mentalità. Lo spettacolo per una punta è fare il gol e vincere. In Francia forse si gioca meglio a livello tecnico, e anche in Spagna: però i campionati sono inferiori a quello italiano. La scuola è qui, dove è più difficile. Lo dice anche Ibrahimovic». 

Non si divertirebbe di più a essere centravanti del Lecce, che gioca a quel modo? 

«Forse ma per poco. A non vincere non ci si diverte mai». 

Nei mesi in cui è rimasto fuori dalla Juve c’è stato il processo per doping. Come ha vissuto? 

«Ho grande stima per Agricola. Ho fiducia in quello che mi consiglia, il resto non importa. Ho capito che nei giudizi c’era la voghe di colpire la Juventus. Siamo molto antipatici». 

E il Milan lo è meno? 

«Non ne sono sicuro, visto cosa è successo a Galliani a Palermo. Loro sono una squadra più tecnica e più spettacolare, che qualche volta piace anche ai tifosi avversari e si fa odiare un po’ meno, però la Juve è quella che ha vinto di più, quindi segue la formula giusta. I giocatori tecnici ci sono stati anche da noi, penso a Zidane, a Del Piero, oggi a Ibrahimovic ma quello che facevano era sempre finalizzato alla concretezza, con una mentalità italiana». 

Ibrahimovic vuole il Pallone d’Oro perché vive per essere il numero 1. E lei? 

«Quel prèmio lo lascio agli altri, i centravanti puri non hanno abbastanza “appeal”, ricordo solo Papin tra i premiati e pochi altri. Mi basta il record dei gol di Platini e la classifica dei cannonieri, anche se quest’anno è tardi»

 

Marco Ansaldo 

 

david

„Ho voglia di piangere, sinceramente quello che ha fatto la Juve per me non lo potrò mai dimenticare. […] È qualcosa di unico quello che mi è successo alla Juve, sarà impossibile da dimenticare.“ – David Trezeguet 

 

„Quando sei la Juve del secondo o terzo posto non te ne fai nulla.“ – David Trezeguet

 

david

„[Su Paolo Montero] Personaggio bellissimo. Era uno tra i più importanti nello spogliatoio. Ti faceva capire cos’era la Juve. Per lui contava la domenica: durante la settimana liberi tutti, ma la domenica sapevi che contavi su un grosso giocatore. Gli avversari avevano paura. Lo vedevo il terrore negli attaccanti: si spostavano dall’altra parte, se c’era Paolo nei paraggi. La sua tecnica era: il primo intervento deve essere duro per far capire immediatamente che aria tira. E poi parlava agli avversari in continuazione, li faceva impazzire, era davvero temutissimo.“ – David Trezeguet 

 

„[Su Alessandro Del Piero] Penso che sia il giocatore più importante della nostra squadra, l’immagine della nostra squadra. Sono orgoglioso di giocare con lui.“ – David Trezeguet


david

„[Ora che sei tornato in Argentina, come diresti che si differenzia dal gioco europeo? ] È completamente diverso, in ogni modo. In termini di base, e con questo intendo la sua organizzazione, ci sono una serie di miglioramenti devono ancora essere fatti qui. E in termini calcistici è vero che in Europa il gioco sia molto più dinamico, veloce e tattico. Il calcio argentino è definitivamente più tecnico ma ha un ritmo più lento, anche a causa delle condizioni del campo in cui si gioca. C’è ampio margine di miglioramento ma credo che, con il tempo, il lavoro duro e la compostezza, si può fare. Detto questo, le qualità che i giocatori sudamericani hanno sono anche una parte molto importante per il calcio europeo.“ – David Trezeguet


david

„[Pensi di aver giocato il tuo miglior calcio in Italia? ] È lì che ho trascorso la maggior parte della mia carriera, essendo stato alla Juventus per dieci anni. Questa è stata la cosa migliore che mi è successo perché fu il luogo dove ho avuto modo di conoscere il calcio vero, in un club ambizioso con giocatori ambiziosi. Avendo sperimentato ciò, non mi sento fuori luogo per dare consigli o un parere su quello che il River potrebbe fare per giungere quello che ho fatto oltre quel decennio. Ho avuto la possibilità di giocare con tre Palloni d’oro come Zidane, Cannavaro e Nedvěd così come la fortuna di conoscere artisti del calibro di Emerson, Del Piero, Ibrahimović, Thuram e Vieira. Erano giocatori straordinari che, oltre ad essere talentuosi, avevano sempre un forte desiderio di vincere titoli. Tale livello di ambizione è fondamentale se vuoi raggiungere grandi obiettivi.“ – David Trezeguet


david

„[Su José Mourinho] Mi piace. Mi diverte. Capisco certi suoi attacchi d’ira. Mourinho viene tormentato con le domande su Mancini. Un incubo, ha fatto bene a reagire. I conti si faranno alla fine.“ – David Trezeguet




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